01 Aprile 2022

Il crimine giusto per non passare da criminali

In Italia neanche i “furbetti” sono tutti uguali. Note sparse sul rapporto tra etica, economia, irresponsabilità sociale d’impresa e d’informazione


Nel 1973 – nella sua canzone Nella mia ora di libertà  – Fabrizio De André si interrogava su “Qual è il crimine giusto / per non passare da criminali”. Domanda sempre attuale, anche in questo tempo drammatico, per poter riflettere sul senso collettivo di giustizia che circola nel nostro paese e sui comportamenti, avversi al bene comune, sui quali pongono l’enfasi i mezzi di comunicazione. Enfasi – guarda caso… – spesso inversamente proporzionale al reddito e alla posizione sociale degli attori coinvolti.

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Gli anni e mesi scorsi hanno visto un lungo stillicidio di notizie, che guadagnavano anche le prime pagine dei giornali, sui “furbetti del Reddito di cittadinanza”. Una sequela di scandalizzati articoli su criminali reclusi e non, truffatori italiani o comunitari, varia umanità che, senza averne i titoli, erano percettori della misura. Spesso, peraltro, dalla lettura delle notizie emergeva più l’inadeguatezza delle procedure, il ruolo – a volte – opaco di alcuni centri di assistenza fiscale, invece del genio criminale di coloro che – certamente in maniera illecita – riuscivano a percepire il sussidio. Ma tant’è: la sequela di notizie è stata tale, da finire per fungere come propellente di battaglie e campagne politiche tese al ridimensionamento, se non addirittura alla cancellazione, del Reddito.

Superbonus, in soccorso ai ricchi
L’enfasi mediatica, d’altro canto, avrebbe potuto trarre in inganno il lettore ingenuo: in un paese in cui ci si scandalizza così tanto per un danno erariale grave, ma tutto sommato contenuto – potrebbe pensare l’ingenuo –, sicuramente non vi saranno altri reati, comportamenti truffaldini o semplicemente opportunistici, che coinvolgono altri ceti, ambienti professionali, categorie imprenditoriali…

Purtroppo non è così. Evasione e corruzione sono temi sempreverdi, primato di cui possiamo menar vanto in ambito internazionale, financo nel confronto con i paesi in via di sviluppo. Però si affacciano anche fenomeni nuovi, rintracciabili soprattutto nelle pagine economiche dei giornali degli ultimi mesi.

Prendiamo tre questioni diverse tra loro. Non comportamenti criminali, ma produttori di effetti rilevanti circa la giusta ed efficace allocazione delle risorse pubbliche, o comunque riguardanti l’abuso di una posizione dominante: il bonus 110% sulle ristrutturazioni, la riforma del catasto, il prezzo del carburante dopo l’esplodere del conflitto in Ucraina.

Il provvedimento introdotto dal decreto-legge “Rilancio” del 19 maggio 2020, il cosiddetto Superbonus 110%, è una misura di incentivazione che punta a rendere più efficienti sul piano energetico e più sicure le case degli italiani. Il meccanismo prevede la possibilità di effettuare i lavori a costo zero – teoricamente per tutti i cittadini – attraverso un meccanismo fiscale e finanziario a carico dell’impresa incaricata dei lavori.

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I bonus governativi in edilizia hanno alimentato anche forme di corruzione e alterazioni di mercato


Ottimo, verrebbe da dire. Sennonché, al netto delle truffe vere e proprie, che fanno impallidire gli spiccioli degli abusi del Rdc, i meccanismi della norma hanno anzitutto fatto schizzare a livelli spesso ingiustificati il prezzo di alcuni materiali necessari alla vita quotidiana di tanti cittadini, avviando veri e propri meccanismi speculativi, a fronte di una sostanziale assenza di controlli e di strumenti di verifica.

Non solo. Giuseppe Pisauro, presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, afferma: «Le prime evidenze mostrano una concentrazione degli interventi nelle categorie catastali più elevate. A ciò si aggiunge la dimensione media senza precedenti del sussidio: i 70 mila interventi realizzati finora hanno un costo medio di 574 mila euro per i condomini e oltre 100 mila euro per gli edifici unifamiliari (cifre in progressivo aumento). Nei rapporti mensili dell’Enea compare anche un castello in Piemonte, beneficiario di un sussidio di oltre un milione di euro. Insomma, come vincere una lotteria…».

Il Corriere della Sera ha pubblicato, in forma asettica, uno studio di Maiora Solutions, che segnalava l’aumento del valore – o meglio del prezzo – degli immobili che beneficiano del Superbonus. Il combinato disposto delle dichiarazioni del presidente Pisauro e dello studio citato si traduce in una significativa e duratura operazione di trasferimento di risorse verso l’alto, di redistribuzione a beneficio dei più ricchi. Resa più rilevante dal fatto che si tratta di investimenti su beni durevoli: stock, non flussi finanziari.

L’eversiva riforma del catasto
Contestualmente il Parlamento ha dibattuto animatamente, fino al rischio della crisi di governo, la riforma del catasto.

Contenuta nell’articolo 6 della delega al governo per la riforma fiscale (approvata il 5 ottobre 2021), nelle scorse settimane è stata al centro dello scontro tra le varie forze politiche della maggioranza. Al termine della seduta del 3 marzo, tenutasi presso la Commissione Finanze della Camera, per un solo voto di scarto, non è passato l’emendamento che proponeva addirittura la soppressione dell’intero articolo 6 della legge delega, che contiene i “Principi e i criteri direttivi per la modernizzazione degli strumenti di mappatura degli immobili e la revisione del catasto fabbricati”. Insomma, un emendamento che avrebbe fermato del tutto la riforma.

Per una parte della politica, dare qualcosa a chi
ha meno parrebbe scandaloso, mentre sembra
giusto e normale fare pagare meno chi ha di più

Perché? Alcuni temono che la revisione degli strumenti di mappatura e del catasto possa portare a un innalzamento delle imposte sul patrimonio immobiliare. Ma cosa vuole fare questa riforma, considerata da alcuni partiti quasi eversiva? Anzitutto fare emergere immobili e terreni non accatastati correttamente o non registrati, per i quali i proprietari non pagano tasse. Inoltre, rideterminare i valori di mercato delle abitazioni, tenendo conto anche delle aree in cui sono costruiti, e preparando una nuova mappa con l’aumento delle zone catastali nelle città.

L’obiettivo è insomma semplicemente “riattualizzare” le mappe catastali, rendendole adeguata alla realtà. In un paese normale, una questione di giustizia. Ma soprattutto i partiti che hanno espresso ed esprimono critiche furiose contro il Rdc, hanno fatto muro contro la riforma del catasto, fino a minacciare la caduta dell’esecutivo. Per una parte della maggioranza parlamentare, in altre parole, dare qualcosa a chi ha meno parrebbe scandaloso, mentre fare pagare meno chi ha di più sembra giusto e normale.

Extraprofitti, colpa del sistema…
Un ministro della Repubblica, nei primi giorni del conflitto russo-ucraino – a fronte del lievitare dei costi di benzina e gasolio – ha affermato «Stiamo assistendo a un aumento del prezzo dei carburanti ingiustificato, non esiste motivazione tecnica di questi rialzi. La crescita non è correlata alla realtà dei fatti; è una spirale speculativa, su cui guadagnano in pochi». Ed è arrivato a definire il fenomeno «una colossale truffa a spese delle imprese e dei cittadini». Peccato che il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, il giorno stesso in cui ha rilasciato quella dichiarazione, non aveva ancora pronto un provvedimento normativo per limitare i danni della voracità di un’Anonima Petrolieri non meglio identificata. Decreto che è arrivato quasi una settimana dopo.

Gli uffici stampa dei potenziali responsabili hanno prontamente fatto il loro lavoro di puntualizzazione e distinguo. FederPetroli Italia ha dichiarato: «Le parole pronunciate dal ministro Cingolani sono riferite, da come abbiamo ben interpretato, a una situazione energetica che il sistema dell’Oil & Gas sta vivendo a livello internazionale e non solo all’Italia. Si stanno strumentalizzando anche le parole di un ministro, pur di fare confusione e criminalizzare i petrolieri». Insomma, se si ruba una mela è facile indicare il colpevole: ma nella filiera degli idrocarburi è più semplice dire che è colpa del sistema…

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Aumenti ingenti alla pompa di benzina: tendenza inevitabile, o truffa ai cittadini?


Confindustria ha fatto di meglio: ha attaccato il decreto, paventando un rischio di incostituzionalità riguardo all’intervento del governo sugli “extraprofitti”, termine che di per sé non suscita immediata simpatia, mentre AssoPetroli e AssoEnergia addirittura minacciavano una mobilitazione contro la misura.

A scanso di equivoci: posizioni del tutto legittime, tipiche del dibattito tra esecutivo e forze sociali di paesi democratici come il nostro. Anche se – a spanne – sentire parlare di incostituzionalità a proposito di un provvedimento che tenta di limitare un profitto di pochi a danno di molti, provoca un senso di disagio e dissonanza cognitiva. E anche il desiderio, o la nostalgia, di sentire il parere di qualche padre costituente, magari Moro, Dossetti, La Pira o Basso, per capire se – a loro avviso – si erano resi conto di aver lavorato non per «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale» che limitano di fatto «la libertà e l’eguaglianza dei cittadini», ma per crearne di nuovi….

Redistribuzione perversa
Sempre De André affermava, nella canzone citata in apertrura: Ci hanno insegnato la meraviglia / verso la gente che ruba il pane. Allusione poetica, mutando il registro comunicativo, all’automatismo dello stigma che si genera verso tutti i comportamenti devianti delle classi più povere, e all’acquiescenza generalizzata che circonda il basso livello di eticità dei colletti bianchi.

Tornano in mente le parole attribuite da Pietro Nenni – e riportate nei suoi “taccuini” dei primi anni del secondo dopoguerra – a Donato Menichella, storico Governatore di Banca d’Italia degli anni della ricostruzione, convinto liberale: «Abbiamo la peggiore borghesia d’Europa: non ha pagato le tasse sotto il fascismo, non le ha pagate durante la guerra, e vorrebbe continuare a non pagarle».

Ci hanno insegnato la meraviglia /
verso la gente che ruba il pane (…) Per quanto voi
vi sentiate assolti, / siete per sempre coinvolti

Fabrizio De Andrè


Certo i fatti economici sono più complessi di una canzone di De André. Ma se è da condannare chi vuole «fare confusione e criminalizzare», lo stesso metro di giudizio andrebbe usato per tutti. Anche per i socialmente meno appealing, e soprattutto privi di un ufficio stampa.

Bisognerebbe maturare una diffusa consapevolezza che alcuni comportamenti assomigliano molto ai “crimini giusti per non passare da criminali”: danni che pesano più di altri sulla finanza pubblica, e producono un effetto di redistribuzione perverso, che rende più ricco chi non ne ha bisogno, né diritto. Rafforzando infine la spirale delle disuguaglianze.

Cantava Fabrizio De André, a chiusura di quella straordinaria canzone, «per quanto voi vi crediate assolti, / siete per sempre coinvolti». Monito valido, oggi, anche per i furbetti del superbonus, del catasto, dell’aumento alla pompa di benzina.

Aggiornato il 01/04/22 alle ore 15:55