22 Novembre 2021

Alla scuola dei poveri

Il saluto di monsignor Soddu, nominato vescovo a Terni-Narni-Amelia, dopo dieci anni da direttore di Caritas Italiana

Nei recenti summit dei grandi della terra, forte è stata la voce dei “piccoli”: il grido della terra e il grido dei poveri, che ci chiedono, come ricorda papa Francesco, di «abbandonare un modello di sviluppo consumistico che accresce le ingiustizie e le disuguaglianze, per adottarne uno incentrato sulla fraternità tra i popoli».

I poveri «di ogni condizione e ogni latitudine – ha sottolineato il Papa, nel suo Messaggio per la 5ª Giornata mondiale dei poveri, celebrata lo scorso 14 novembre – ci evangelizzano, perché permettono di riscoprire in modo sempre nuovo i tratti più genuini del volto del Padre». E ha aggiunto: «Non possono essere solo coloro che ricevono; devono essere messi nella condizione di poter dare, perché sanno bene come corrispondere. Quanti esempi di condivisione sono sotto i nostri occhi! I poveri ci insegnano spesso la solidarietà e la condivisione». Non sono, insomma, persone “esterne” alla comunità, ma fratelli e sorelle con cui condividere la sofferenza, per generare fratellanza, restituire dignità, assicurare inclusione.

A servizio del cammino sinodale
Ancor più dopo il nuovo incarico che il Santo Padre mi ha affidato, nominandomi vescovo di Terni-Narni-Amelia, proprio questo chiedo al Signore: di aiutarmi a restare sempre “alla scuola dei poveri”, tra la gente, capace di ascoltarne i bisogni e di rafforzare percorsi di incontro e di condivisione. Qualità da sviluppare e consolidare nel complesso contesto attuale – caratterizzato dalla pandemia, nonché da radicali fenomeni di trasformazione e cambiamento –, per essere davvero a servizio del cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia.

Ringrazio quanti ho incrociato sul mio cammino in questi dieci anni da direttore di Caritas Italiana: da ognuno ho imparato qualcosa che porto con me, e che cercherò di mettere a frutto nella diocesi che mi è stata affidata. Incoraggio tutti a continuare a seguire e sostenere la Caritas anche attraverso i suoi canali di comunicazione che, auspico, siano sempre capaci di ascoltare, approfondire e raccontare.