Una generazione sotto giudizio? Oltre la paura raccontata dal Censis
Ammettiamolo: siamo la generazione iperconnessa, teoricamente libera di diventare qualsiasi cosa. Eppure, l’ultima fotografia scattata dal 59° Rapporto Censis racconta una storia molto diversa. Una storia di vulnerabilità che ci blocca le gambe e il cuore.
Alcuni dati del rapporto parlano chiaro e sono simbolo di una paura più profonda: il 74,6% dei giovani non si sente sicuro per strada e teme il rientro a casa la sera. E il dato più amaro: il 52,1% ha rinunciato almeno una volta a uscire per paura che potesse capitare qualcosa di grave.
Un giovane su due si chiude in casa. Ma è davvero solo paura del buio o della criminalità? O c’è qualcosa che ci scava dentro più in profondità?
C’è una riflessione del poeta Davide Rondoni – che abbiamo già avuto modo di ascoltare agli YOUngDays di Firenze – che illumina questi dati come un faro nella nebbia. Commentando la figura di San Francesco e guardando ai giovani di oggi, Rondoni tocca il nervo scoperto della nostra generazione. L’ansia che ci divora non nasce tanto dalle crisi economiche, politiche o lavorative, ma da un vuoto più radicale: abbiamo perso la percezione di essere creature. Cioè il sentirsi voluti da qualcuno.

Ecco il cuore del ragionamento, brutale e liberatorio:
“Se tu non ti senti una creatura, cioè voluto, amato a prescindere, cosa sei? Solo uno schizzo casuale nell’universo”
Rondoni spiega che un tempo il nuovo nato era una “benedizione”: il fatto che tu ci fossi era un bene di per sé. Andavi bene a prescindere. Oggi, persa questa consapevolezza, i giovani non si sentono più benedetti, ma costantemente “sotto giudizio”.
Se non valgo perché sono, allora devo disperatamente dimostrare di valere per quello che faccio. La vita smette di essere un’avventura e diventa una prestazione continua. Ecco l’origine dell’ansia da cui il Censis ci vede fuggire: non è solo paura del buio, è il terrore di non reggere il palco. Ci chiudiamo in casa perché fuori ogni sguardo è un esame, e noi abbiamo il terrore di essere bocciati.
Da qui il paradosso: cercare rifugio nel privato: il Censis ci mostra che, per scappare da questo tribunale a cielo aperto, cerchiamo rifugio nel privato. Non a caso, come dato simbolicamente rilevante, anche nella vita sessuale il rapporto rileva che il 30,2% dei giovani under 35 pratica il sexting, inteso come lo scambio di messaggi espliciti e foto personali. È una percentuale molto alta – quasi un giovane su tre – che inserisce questa pratica tra le abitudini consolidate della “nuova normalità” sessuale, insieme ad altre pratiche che il Censis elenca minuziosamente. Sembra quasi un tentativo disperato di sentire qualcosa di vero, di usare il corpo come ultima fortezza in cui sentirsi vivi e non giudicati, mentre fuori la “paura del mondo” ci impedisce di progettare il futuro. Ma questa corsa per salvarsi avviene su un tapirulan.
E qui entra in gioco il nostro essere YOUngCaritas. La nostra sfida non è solo fare beneficienza o dimostrare che c’è anche una Caritas giovane, la nostra sfida è ribaltare lo sguardo. Di fronte a un mondo che ci mette sotto giudizio, noi scegliamo di recuperare lo sguardo creaturale di cui parla Rondoni con San Francesco.
Verso gli altri, il tu (YOU di young) rimesso al centro.
Provare a concedersi uno spazio, in Caritas (sic!), in cui vivere le difficoltà senza che il fallimento sia giudicato come definitivo. E dove se non in Caritas è possibile riscoprire relazioni fra creature benedette.
La cura all’ansia non è (solo) la sicurezza lavorativa, economica o stradale, è la riscoperta della nostra dignità.


