19 Maggio 2025

Vietcong sul frigo di casa 

Se i populismi contemporanei hanno descritto le istituzioni come nemiche della vita, nel libro "Il vuoto e il fuoco" di Massimo Recalcati esse ritrovano tutta la loro poetica: come durare nel tempo mantenendo vivo lo slancio «misterioso e commovente» (Pasolini) del loro inizio?

Sul frigorifero della casa in cui ho convissuto alcuni anni con quella donna speciale che poi è diventata mia moglie, avevo attaccato una poesia di Pasolini che faticavo a capire fino in fondo, e che iniziava così: «Anime belle del cazzo, per cos’altro moriranno/ i due fratelli Kennedy, se non/ per un’istituzione? E per cos’altro, se non per un’istituzione/ moriranno tanti piccoli, sublimi Vietcong?». 

Poi la stessa poesia proseguiva così in modo ancor più misterioso: «Poiché le istituzioni sono commoventi: e gli uomini/ in altro che in esse non sanno riconoscersi./ Sono esse che li rendono umilmente fratelli./

C’è qualcosa di così misterioso nelle istituzioni/ – unica forma di vita e semplice modello per l’umanità –/ che il mistero di un singolo, in confronto, è nulla».

P.P. Pasolini, “L’enigma di Pio XII”, in “Trasumanar e organizzar”

Questa stessa poesia me la sono ritrovata come esergo all’ultimo libro pubblicato da Massimo Recalcati, “Il vuoto e il fuoco. Per una clinica psicoanalitica delle organizzazioni”. Qualcosa voleva pur dire, dovevo leggerlo.  

Non che dopo aver letto il libro sia tutto chiaro e limpido, ma di sicuro ha illuminato in modo diverso la mia prospettiva di lavoro in Caritas e in particolare per il progetto YOUngCaritas (pensando soprattutto alla crisi dei giovani rispetto alla dimensione istituzionale della reiglione).  

Una delle domande di fondo da cui parte la riflessione è: quando un’organizzazione si ammala e quando invece respira bene ed è generativa? Domina il fascino sinistro dell’autoconservazione e del rifiuto del nuovo o invece la spinta vitale a rinnovare il movimento originario che ha reso possibile la nascita di quell’istituzione? 

Anche voi avete pensato di sostituire a “istituzione” il termine “chiesa”?  Io ci ho provato e quel che ne è scaturito sono innumerevoli spunti di riflessione e di azione, perché le istituzioni sono davvero commoventi e misteriose, perché in esse ogni singolo si impegna a rendere possibile una vita insieme, una comunità fraterna (con buona pace di Freud).  

I veri nodi da sciogliere per un’istituzione sono legati al grande tema della durata. Un’istituzione tende prima di tutto a durare nel tempo, ma come farlo mantenendo vivo lo slancio misterioso e commovente del proprio inizio? 

Secondo un’intuizione di P. Sequeri, se si dovesse lasciar andar tutto, cosa rimarrebbe della Chiesa? L’Eucaristia e la carità(s): il fuoco e il vuoto che animano l’Evento originario.

Nella mia personale lettura la Caritas è quel vuoto che consente la circolazione plurale dei discorsi, che mette al centro il discorso dell’altro, non quello narcisistico dell’io. È quel vuoto che consente al fuoco di rimanere vivo e di durare: «Se l’esito della prassi istituente è necessariamente la staticità dell’istituzione, un’istituzione che sa mantenersi viva è quella che non annulla mai del tutto la prassi originaria che l’ha istituita ma ne incentiva costantemente la ripresa.

È il problema dell’eredità, che non è mai un’acquisizione passiva di beni […] ma un movimento di ripresa in avanti […]

Modificare ereticamente quanto ereditato in un gesto di ripresa che, superando ciò che è stato, lo fa esistere ancora, sebbene in una nuova luce».