21 Marzo 2022

I miti, non i violenti, avranno la terra

Il mite delle Beatitudini trasforma il creato. I cambiamenti e le trasformazioni che produce devono valere anche nel contesto politico ed economico

Le Beatitudini di Matteo (5,3-12), pronunciate “sul monte”, portano una nuova e scandalosa rivelazione, indicando una via per comprendere il senso dell’esistenza. La parola di Gesù è una parola performativa, che realizza ciò che dice, producendo così un cambiamento.

Matteo 5,13-16, che segue le Beatitudini, lo conferma: «Voi siete il sale della terra» (5,13); «Voi siete la luce del mondo» (5,14). È lo stesso “voi” a cui è rivolta l’ultima delle beatitudini di Matteo (5,12), che come un ponte lega la nuova rivelazione delle beatitudini a quanto segue (5,13-16). Chi accoglie la rivelazione portata dalle Beatitudini è dunque sale e luce per il mondo.

A questo conducono anche le parole: «Beati i miti: avranno in eredità la terra» (5,5). La beatitudine riprende il Salmo 36,11, che in greco recita: «I miti avranno in eredità la terra, e godranno pienezza di pace». La mitezza cui ci si riferisce descrive un’attitudine complessa. In Mastteo 21,5, la mitezza è rinuncia attiva alla violenza, come indica il re che cavalca un asino, rinunciando al cavallo, tipicamente nella Scrittura la cavalcatura del guerriero, che rendeva un esercito invincibile.

Chi accaparra resta solo
La mitezza è in ogni caso il modo in cui il Messia cammina sulla terra, e prende parte alla storia degli uomini. In Matteo 11,29 il mite è colui che, a immagine di Gesù, accoglie la realtà così come si presenta, con sapienza. L’invito alla mitezza è riassunto nelle parole «prendete il mio giogo». Nell’Antico Testamento, e in particolare, nella tradizione sapienziale, il giogo è immagine della Sapienza stessa, con le sue istruzioni, le sue vie di vita, in cui trovare riposo. Il mite che in Matteo 11,29, a somiglianza di Gesù, accoglie il “suo giogo”, è dunque colui che prende sul serio le sue parole, leggendo la vita con la sapienza maturata nell’ascolto.

Di certo, il mite non ha, né cerca potere; è dunque l’antitesi del vincente, modello tipico della logica capitalistica che spinge alla ricerca del successo e del potere personale. Tuttavia, proprio i miti «avranno in eredità la terra» (Matteo 5,5). La terra oggetto della promessa è una terra donata come eredità, e dunque condivisa tra fratelli, figli dello stesso Dio, che della terra è l’unico proprietario (cfr Levitico 25,23).

Senza mitezza, insomma, non c’è condivisione della terra, ma solo accaparramento ai danni del vicino, desiderio di sopprimere l’altro per allargare il mio spazio personale, la mia influenza e il mio potere. Così Isaia 5,8: «Guai a voi che aggiungete casa a casa e unite campo a campo, finché non vi sia più spazio, e così restate soli ad abitare nella terra»: la solitudine è l’approdo di chi non sceglie la mitezza, preferendo ad essa l’uso della violenza.

Non ci sono più i confini imposti dalla geografia,
dalla storia o dalla politica; c’è la certezza che
la terra è dono ricevuto, da condividere coi fratelli

Le parole di Matteo 5,5, che proclamano i miti beati, portano anche un cambiamento nella terra. Se nel Salmo 36,11, come del resto in Isaia 5,8, la terra ereditata è la terra di Israele, nelle parole di Gesù la terra assume un’altra dimensione. Non si tratta, come forse frettolosamente inteso, di un luogo da collocare nell’aldilà; la terra è donata per essere condivisa qui ed ora, ma trasformata dalla mitezza.

La presenza del mite, con le sue attitudini attive e sapienti verso la vita, con la sua rinuncia alla violenza e al potere, trasforma la terra in un luogo da abitare assieme, in un luogo condiviso, aperto a chiunque. Non ci sono più i confini imposti dalla geografia, dalla storia o dalla politica; c’è la certezza che la terra è un dono ricevuto, perché possa essere condiviso con i fratelli.

Il mite così trasforma la terra, diventando per essa sale e luce. «Il discorso della montagna di Gesù è collocato da Matteo nell’orizzonte del regno di Dio, il quale non è semplicemente un affare privato o interpersonale, ma – al contrario – rende necessari nuovi, specifici orientamenti, e specifici passi in tutti gli ambiti della vita, anche in quello politico ed economico» (Ulrich Luz). Ecco gli ambiti concreti di cambiamento, portati avanti sotto traccia e per lo più in silenzio, da chi vive le Beatitudini. Con l’invito quanto mai controcorrente a scegliere la mitezza.