13 Giugno 2022

Povertà, serve un cambio di rotta

Nel mondo crescono fame e disuguaglianze, mentre aumentano spese militari e i guadagni di pochi.

La povertà l’avremo sempre con noi? O addirittura è destinata a crescere? Concentriamoci su quella globale perché il quadro è complesso non promette bene. Il mondo è alle prese in questo momento con una crisi tridimensionale di guerra, clima e pandemia che colpisce la produzione di cibo e quindi l’economia.
Il Global Crisis Response Group delle Nazioni Unite è stato chiaro e ancor di più lo è stato il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres per il quale “la guerra in Ucraina sta colpendo alcune delle persone, dei Paesi e delle economie più vulnerabili del mondo”. La partita mondiale che si gioca sulle tonnellate di grano ucraino è un capitolo di una vicenda complicata.

L’effetto domini della guerra sulla fame nel mondo
Il conflitto in Europa orientale si è infatti sommato ai danni provocati dal Covid-19 e dai cambiamenti climatici, che non si sono certo arrestati anche se pochi ne parlano. La crisi tocca tutti, ma particolarmente in Africa – il macrocontinente del destino degli europei – i costi sono diventati insopportabili. Sono almeno 40 i Paesi africani con la massima esposizione ad almeno un’emergenza causata dalla guerra russo-ucraina.
In generale sono i più esposti alle oscillazioni dei prezzi, visto che la popolazione spende la maggior parte del reddito per cibo ed energia e spesso vive di sussistenza. Non sono autosufficienti nell’approvvigionamento alimentare, ma dipendono dalle importazioni. Sono questi i maggiori importatori di grano ucraino e dei fertilizzanti, il cui aumento dei prezzi potrebbe esacerbare gravemente la povertà e la sicurezza alimentare già forti nell’Africa sub sahariana.


La regione che sta peggio è il Corno d’Africa, oggi alle prese con la peggiore siccità degli ultimi quarant’anni, come avvertono i climatologi dell’Onu: «Quattro stagioni secche consecutive hanno spinto centinaia di migliaia di persone a lasciare le loro case, ucciso vaste fasce di bestiame e colpito raccolti, alimentato la malnutrizione e aumentato il rischio di malattie». I prezzi del cibo continuano a salire bruscamente. Il il nord dell’Etiopia (nelle regioni del Tigray, Afar e Amhara) è colpito in più dalla guerra civile dal novembre 2020.
Vediamo qualche dato per capire meglio l’emergenza. Da gennaio in tutto il Corno d’Africa il numero di famiglie senza un accesso sicuro all’acqua pulita è quasi raddoppiato: passando da 5,6 a 10,5 milioni. Come il numero di persone con insicurezza alimentare è aumentato da 9 milioni a 16 .
Solo in Somalia la siccità nei prossimi mesi rischia di far morire centinaia di migliaia di persone in grave situazione di insicurezza alimentare secondo il coordinatore Onu per gli interventi umanitari nel Paese del Corno d’Africa, Adam Abdelmoula. Secondo stime Onu e di diverse Ong, le prime vittime sono 1,4 milioni di bambini e neonati che già patiscono la malnutrizione. Possiamo immaginare gli effetti da una crisi alimentare senza precedenti che potrebbe colpire Corno d’Africa, Sahel e parte del fronte sud del Mediterraneo. Anzitutto disordini sociali come nel 2011 quando l’impennata dei prezzi causò in Nordafrica e Siria le rivolte della “primavera araba” da cui nacquero conflitti non ancora risolti. Se non venisse sdoganato il grano fermo nei porti ucraini, i flussi migratori dall’Africa potrebbero esplodere. La tesi di diversi analisti è che Mosca, addirittura abbia pianificato con la “guerra del grano e dei concimi” la destabilizzazione di aree intere del continente per sgretolare con ingenti arrivi di profughi l’Unione europea, già molto divisa sul tema. Flussi in aumento sono già stati segnalati in Libia su due rotte africane, quella occidentale quella orientale, e alle Canarie.

Lo scandalo di armi e ricchezza per pochi
In questo quadro di guerra, carestia e mutamenti climatici che hanno riportato la fame al centro delle preoccupazioni globali, spicca due dati folli. Il primo, per il settimo anno consecutivo, nel corso del 2021 le spese militari hanno registrato un aumento. Il totale stanziato in tutto il mondo per la produzione di armi e, più in generale, per la difesa, è stato pari a 2.100 miliardi di dollari, il più alto della storia, secondo quanto indicato da un nuovo rapporto del Sipri di Stoccolma.
La seconda follia riguarda i guadagni di pochi miliardari che controllano le grandi imprese nei settori alimentare e energetico, Nell’ultimo biennio secondo Oxfam hanno visto aumentare le proprie fortune al ritmo di 1 miliardo ogni 2 giorni, mentre 1 milione di persone ogni 33 ore rischia di sprofondare in povertà estrema. Oggi la ricchezza dei miliardari è pari al 13,9% del Pil mondiale, valore triplicato dal 2000. I 20 individui più ricchi del pianeta hanno patrimoni che valgono più dell’intero Pil dell’Africa sub sahariana.
Questo quadro definisce efficacemente l’economia dello scarto, il sistema di disuguaglianze sproporzionate e crescenti denuciato da Francesco che ha prodotto in un mondo dove siamo sempre meno fratelli tutti. La peste, la fame e la terza guerra mondiale a pezzi che stiamo vivendo sono un chiaro segno di tempi ci dicono che è ora di cambiare rotta e alla svelta

*Inviato di Avvenire