08 Aprile 2022

Gallen: «Dall’ingiustizia, universi paralleli»

I collage dell’artista visuale turco: le contraddizioni del nostro tempo, a cominciare dalla condizione dei profughi, svelate da un montaggio


Ugur Gallen ha 32 anni e vive a Istanbul, in Turchia. Prima della pandemia da Covid-19 gestiva un sito di e-commerce in un’azienda. In seguito al Covid l’attività si è fermata. Ugur in quel periodo ha cominciato a lavorare al suo libro fotografico, Universi paralleli di bambini nel 2020. Oggi Ugur si dedica a tempo pieno allo sviluppo di Universi Paralleli, il suo progetto di collage fotografico, che sviluppa tramite i social. E che non ha mancato di aggiornare in questi tremende settimane di guerra.

Cosa sono gli “universi paralleli”?
Vivendo in Turchia ho potuto guardare da vicino la guerra in Siria, i suoi effetti sulle popolazioni coinvolte e il prezzo che hanno pagato i bambini. Ho fatto il primo lavoro di collage dopo aver visto la fotografia di Aylan Kurdi, il bambino siriano di 3 anni, il cui corpo è stato deposto dal Mar Mediterraneo su una spiaggia turca, nel 2015. In Turchia si vedono da vicino le sfide e i pericoli che stanno affrontando i rifugiati siriani. Si vedono soprattutto la paura e la disperazione negli occhi delle donne e dei bambini, oggi riproposte negli occhi dei profughi ucraini. Volevo confrontare la nostra bella vita con quelle paure e quella disperazione. Il mio progetto artistico è il collage digitale: utilizzo le fotografie dei fotoreporter e, accostando immagini tra loro antitetiche o stridenti, ma con alcuni elementi compositivi comuni, mostro gli universi paralleli della nostra contemporaneità: bambini, individui vicini nello spazio, ma lontanissimi, e opposti, nel vissuto, nella quotidianità. È un modo per svelare la profonda ingiustizia su cui si regge il nostro mondo.

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Qual è il messaggio profondo che scaturisce dal suo lavoro?
Voglio ricordare a coloro che vivono in pace e prosperità che ci sono persone che soffrono e sono esposte a difficoltà e sofferenze diverse dal loro mondo. E voglio che coloro che sono esposti alle difficoltà e al dolore nei paesi in cui vivono, pensino al perché le loro vite non sono come quelle di altri paesi sviluppati, e cambino le loro azioni di conseguenza. L’obiettivo, o il sogno, è permettere alle persone di entrare in empatia con gli altri e rendere il nostro mondo teatro di una vita sostenibile, ma per tutti, insieme.

Lei segue da vicino le politiche dell’Unione Europea sui rifugiati. Cosa ne pensa?
Almeno fino alla crisi determinata dalla guerra in Ucraina, l’Unione Europea ha attuato e attua una politica contraria ai suoi stessi valori. Certo, è un suo diritto non permettere a tutti i richiedenti asilo di entrare nei paesi membri. Tuttavia, l’Ue non fa un passo neppure per risolvere, realisticamente, i problemi che inducono queste persone a fuggire dai loro paesi e a cercare rifugio in Europa.

I profughi sono anche nei campi in Turchia.
Secondo i dati Unhcr, ci sono 3,6 milioni di rifugiati in Turchia. Solo il 2% di loro sta nei campi profughi. Il 98% di loro vive in ogni città della Turchia. Possiamo vedere nei rapporti di Medici Senza Frontiere, che seguo da vicino, che la situazione nei campi istituiti con fondi Ue in Grecia è pessima. I campi profughi sono come campi di concentramento. In ogni caso, credo che tutti noi non dovremmo dimenticare una cosa: un giorno potremmo diventare rifugiati o richiedenti asilo.