16 Novembre 2022

Fotografie etiche

Riviviamo il Festival della fotografia etica 2022 attraverso le esposizioni del circuito Off promosse da Caritas Lodi: "Quell'oscuro oggetto del desiderio" e "Boat People"

Lodi è l’esempio della provincia italiana: per alcuni la quiete a misura d’uomo, per altri un luogo che sta stretto, che angustia. Per coloro che, tra questi ultimi, non hanno abbandonato il proprio luogo di origine per la metropoli, è sempre una sfida riuscire a portare in provincia qualcosa di grande, di internazionale. Questa, però, è stata la sfida accettata e vinta dal Festival della Fotografia Etica: nato nel 2010 da un’idea del Gruppo Fotografico Progetto Immagine, associazione non profit con sede a Lodi, con l’intento di focalizzare l’attenzione del grande pubblico su contenuti di grande rilevanza etica, avvicinandolo a tematiche sociali.

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Oltre al concorso internazionale, il “World Report Award | Documenting Humanity” sin dalla sua prima edizione, il Festival della Fotografia Etica ha dedicato particolare attenzione all’utilizzo della fotografia da parte di organizzazioni che si occupano di tematiche sensibili dal punto di vista sociale. Lo spazio dedicato alle organizzazioni no profit è una sezione speciale riservata alla presentazione di lavori fotografici commissionati ai fotografi dagli attori del no profit dove le ONG possono sviluppare un’importante attività di advocacy.

IL FUORI FESTIVAL: CIRCUITO OFF

Oltre al circuito ufficiale del Festival c’è il Fuori Festival – Circuito OFF che ha l’obiettivo di inondare la città di foto al di fuori delle sedi espositive a pagamento. Ottobre è il periodo in cui la città si sveglia, vive un’altra primavera alle porte dell’autunno. Ed è all’interno del Fuori Festival che come Caritas siamo stati presenti per il quarto anno consecutivo con la mostra intitolata “Quell’oscuro oggetto del desiderio”.

QUELL’OSCURO OGGETTO DEL DESIDERIO

Il buon Samaritano è una parabola evangelica, non è un racconto di Sartre. E il problema centrale non è se il Samaritano sia un po’ estraneo e un po’ eretico. Il problema piuttosto è se il sacerdote e il levita siano disposti a fermarsi la volta successiva. Spesso ci si immedesima sempre nel samaritano, anche se il più delle volte siamo il sacerdote e il levita, o ancora, la persona ferita che necessita di aiuto.

La povertà è vissuta come benedizione o come una maledizione? Come Caritas siamo chiamati a interrogarci sulla povertà come benedizione, cioè quella povertà che ci permette di riconoscerci come mancanti. È la mancanza che origina un desiderio, un desiderio che spesso rimane oscuro, non riconosciuto. Il desiderio è sempre un desiderio di riconoscimento: desiderio che l’altro ci riconosca come persone, integralmente, con le nostre mancanze, con le nostre povertà. È da questo riconoscimento che si sprigiona la ricchezza delle relazioni.

«Ho conosciuto e incontrato ragazzi, ma soprattutto sono stato testimone delle loro storie» Miki Golden

Anche i nostri ospiti sono animati da desideri, non solo da bisogni. Questi desideri per loro significano prima di tutto un lavoro dignitoso, il rispetto del proprio credo religioso, dei propri tempi, anche quello del riposo e del divertimento.

Sandra Fioroni e Miki Golden sono i due fotografi autori degli scatti di “Quell’oscuro oggetto del desiderio”: hanno frequentato per un anno i servizi di Caritas Lodigiana (Casa San Giuseppe e Casa San Giacomo) cercando di fotografare i desideri delle persone accolte.

«Il bianco e nero per me è il reportage, dove aspetti tribali emergono, e l’occhio cade sui particolari» Miki Golden

Ascolta l’intervista a Miki Golden:

Miki Golden davanti al pannello con il titolo della mostra
Foto Miki Golden
Foto Miki Golden
Foto Miki Golden

Il titolo della mostra, “Quell’oscuro oggetto del desiderio”, è nato dall’ispirazione di alcune foto, in particolare, quelle scattate da Sandra Fioroni – marchigiana di nascita, ma lodigiana di adozione – alle ospiti della Casa di Accoglienza femminile di San Giacomo: ritratti splendidi, ognuna con l’oggetto del desiderio fra le mani. Un simbolo che rimanda al proprio desiderio. C’è chi tiene in mano un dipinto ad acquerello, chi un libro, chi mostra i propri capelli: una pittrice, una studiosa e una parrucchiera. Una volta soddisfatto il bisogno di alloggio e ottenuto il proprio documento non finisce qui l’accoglienza, anzi, comincia davvero.

«Le donne di Casa San Giacomo cercano di integrarsi. Portano con loro dei sogni: realizzarsi secondo i propri talenti» Sandra Fioroni

Vedi un’intervista de “Il cittadino di Lodi” a Sandra Fioroni

Sandra Fioroni davanti a una sua foto, utilizzata per il pannello con il titolo della mostra
Foto Sandra Fioroni
Foto Sandra Fioroni

BOAT PEOPLE

Gli scatti di Andrea Lavaria si sono aggiunti alla mostra perché ci sono sembrati veramente “attuali”. “Boat people” è un termine entrato nell’uso comune nel 1979, dopo l’invasione del Vietnam del Sud da parte del regime comunista del Vietnam del Nord, all’epoca della nazionalizzazione delle imprese e della collettivizzazione delle terre. Parecchie decine di migliaia di persone, perseguitate in quanto considerate non sufficientemente aderenti al nuovo sistema, decisero quindi di fuggire in tal modo via mare.

In Italia il fenomeno venne prepotentemente a conoscenza dell’opinione pubblica grazie alla missione umanitaria della Marina Militare Italiana, che, sotto l’impulso dell’allora presidente della Repubblica, Sandro Pertini, del governo italiano e un coinvolgimento della Caritas Italiana, nell’estate del 1979 inviò gli incrociatori Vittorio Veneto, Andrea Doria e la nave appoggio Stromboli nel sud-est asiatico con il compito di portare assistenza ai profughi sudvietnamiti. La missione, durata dal 4 luglio al 20 agosto 1979, salvò circa un migliaio di persone. Pensare a quello che accade oggi con le navi ONG è inevitabile.

«Nel 2019 ho conosciuto la storia della missione della Marina Militare Italiana in Vietnam e mi sono emozionato» Andrea Lavaria

Ascolta l’intervista ad Andrea Lavaria:

Andrea Lavaria e alcune foto della sua esposizione “Boat People”
Foto Andrea Lavaria
Foto Andrea Lavaria
Foto Andrea Lavaria

È la storia di un desiderio – di salvezza – che ha cambiato destinazione d’uso a navi militari, che ha permesso a 907 profughi (di cui 125 bambini) di vivere liberamente la propria vita. Le fotografie di Andrea Lavaria ci mostrano i volti di quelle persone a distanza di decenni: persone che hanno realizzato i propri desideri, hanno ricreato una famiglia in Italia, hanno trovato lavoro, si sono perfettamente integrati.

E la loro voglia di fare comunità per mantenere e diffondere i valori originari di libertà e riscatto, di tramandare cultura e tradizione soprattutto nelle seconde generazioni ha dato origine nel 2012 all’Associazione Dong Son Comunità Vietnamita Italiana. È grazie alla collaborazione dei suoi aderenti che il progetto di Lavaria ha potuto prendere forma.

«È una storia con un lieto fine: di persone che hanno cercato la libertà, l’hanno trovata e si sono riscattati» Andrea Lavaria

Aggiornato il 17/11/22 alle ore 08:50