24 Febbraio 2026

4 milioni di persone non hanno una casa

Tetiana Stawnychy, Presidentessa di Caritas Ucraina, parla delle perdite civili, della crisi abitativa e dell’adattamento dell’aiuto umanitario in assenza di prospettive di pace.

A quattro anni dall’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia, la guerra non mostra segnali di de-escalation. Gli attacchi contro aree civili continuano in tutto il Paese, le infrastrutture restano un obiettivo centrale e le conseguenze umanitarie si stanno aggravando. Per le organizzazioni che operano all’interno dell’Ucraina, la sfida non è più come rispondere a un’emergenza, ma come operare in un conflitto prolungato e ad alta intensità.

Tetiana Stawnychy, Presidentessa di Caritas Ucraina, ha guidato l’organizzazione durante tutte le fasi della guerra, ormai entrata nel quinto anno. Dalla risposta emergenziale dei primi mesi dell’invasione fino all’attuale combinazione di interventi umanitari, riabilitazione e servizi sociali, Caritas Ucraina è una delle più grandi reti caritative non profit del Paese, composta da oltre 50 organizzazioni locali che operano attraverso più di 400 centri parrocchiali a livello nazionale.

Tetiana Stawnychy, Presidentessa di Caritas Ucraina

Una guerra sempre più letale per i civili

«All’inizio nessuno di noi immaginava che la guerra sarebbe durata così a lungo», afferma Stawnychy. «Ciò che oggi preoccupa particolarmente è l’aumento dell’impatto sui civili

Secondo i dati ufficiali, nel 2025 il numero di civili uccisi è stato almeno del 30% superiore rispetto agli anni precedenti. Stawnychy collega questo dato all’uso crescente di droni e missili contro città lontane dalla linea del fronte.

«Non riguarda più solo le aree vicine ai combattimenti. I principali centri urbani del Paese vengono colpiti regolarmente», afferma citando Kyiv, Kharkiv, Odessa, Chernihiv, Dnipro e Zaporizhzhia.

Le infrastrutture energetiche sono state un bersaglio costante. Attacchi ripetuti ai sistemi di elettricità, riscaldamento e acqua hanno lasciato interi quartieri senza servizi essenziali, spesso durante condizioni climatiche estreme, con temperature fino a meno 20 gradi all’inizio di febbraio 2026.

«Questi attacchi colpiscono tutti, indipendentemente dal luogo in cui vivono», afferma. «Hanno inoltre conseguenze a lungo termine sulla salute, sull’istruzione e sulla stabilità sociale

Caritas Ucraina è una delle più grandi reti caritative non profit del Paese, composta da oltre 50 organizzazioni locali che operano attraverso più di 400 centri parrocchiali a livello nazionale.

Ciò che la copertura mediatica  internazionale spesso non racconta

Secondo Stawnychy, l’informazione internazionale si concentra sempre più sugli sviluppi militari o diplomatici, mentre l’impatto quotidiano sui civili e gli effetti sociali e psicologici di lungo periodo ricevono meno attenzione. «Il risultato è un quadro frammentato», spiega. «La portata e la continuità degli attacchi contro la vita civile sono difficili da raccontare, ma sono essenziali per capire che volto abbia oggi questa guerra.» Per molti ucraini la vita quotidiana continua sotto minaccia costante: le scuole alternano didattica in presenza e a distanza, le famiglie trascorrono le notti nei rifugi e le interruzioni di corrente restano frequenti.

Una crisi abitativa senza precedenti

Tra le sfide più urgenti c’è l’abitazione.

«L’Ucraina sta affrontando una crisi abitativa di dimensioni mai viste prima», afferma Stawnychy. Almeno quattro milioni di persone necessitano di soluzioni abitative a lungo termine, molte delle quali sono state sfollate più volte.

L’assistenza umanitaria si è concentrata soprattutto su soluzioni temporanee come contributi all’affitto o alloggi collettivi. «Queste misure erano necessarie, ma non sono più sufficienti», spiega. «Ora ci troviamo di fronte a uno sfollamento di lungo periodo.» Caritas Ucraina ha avviato progetti pilota di housing sociale e collabora con autorità nazionali e locali per colmare le lacune legislative e politiche.

«In Ucraina non esiste ancora un sistema organico di edilizia sociale», afferma. «Parte del nostro ruolo come organizzazione della società civile è sostenere il governo nello sviluppo dei quadri normativi necessari per ampliarlo

«L’Ucraina sta affrontando una crisi abitativa di dimensioni mai viste prima», afferma Stawnychy. Almeno quattro milioni di persone necessitano di soluzioni abitative a lungo termine, molte delle quali sono state sfollate più volte.

Priorità di Caritas Ucraina per il 2026

Attualmente Caritas Ucraina ha individuato quattro priorità principali.

La prima resta la risposta umanitaria mirata. L’assistenza immediata è ancora necessaria sia nelle aree che si trovano sul fronte di guerra,  sia nelle città colpite da attacchi missilistici e droni lontano dal fronte. Questo include programmi di evacuazione e supporto agli sfollati. «Evacuare le persone non significa solo trasportarle», spiega Stawnychy. «Le persone vulnerabili hanno bisogno di sostegno lungo tutto il percorso di evacuazione. Come ha osservato un collega: se evacui qualcuno su un autobus, cosa succede quando l’autobus si ferma?» Sono essenziali i programmi che favoriscano l’integrazione nelle comunità locali, con particolare attenzione a gruppi vulnerabili:

  • anziani soli
  • persone con disabilità
  • famiglie con malati gravi
  • persone che necessitano di cure mediche continue.

La seconda priorità riguarda lo sviluppo di attività di sostentamento, aiutando le persone a trovare lavoro o avviare piccole attività imprenditoriali.

La terza priorità è sviluppare soluzioni abitative di lungo periodo per gli sfollati.

La quarta priorità, strategicamente molto importante, è continuare il lavoro su salute mentale e supporto psicosociale.   «Non è più un aspetto secondario: è essenziale», afferma.

Caritas sostiene oggi 72 centri di resilienza finanziati dal governo in tutta l’Ucraina, lavorando con bambini, genitori, famiglie e volontari sulla stabilizzazione psicologica e la coesione sociale delle comunità.

Il lungo cammino verso la pace

Guardando al futuro, Stawnychy mantiene una posizione di speranza.

«La pace, quando arriverà, non sarà un momento unico. Richiederà recupero di lungo periodo, coesione sociale e fiducia. Per questo stiamo già lavorando sul peacebuilding

Sottolinea il ruolo delle reti comunitarie, dei volontari e delle iniziative basate sulla fede nel sostenere le persone durante la guerra.

«La preghiera collettiva è una fonte di forza per molte comunità

In questo senso, ogni preghiera per la pace — anche quelle provenienti dall’estero — ha un significato profondo.

La pace, quando arriverà, non sarà un momento unico. Richiederà recupero di lungo periodo, coesione sociale e fiducia. Per questo stiamo già lavorando sul peacebuilding

Intervista di Susan Dabbous
Caritas Internationalis – Editorial and Media Officer
Aggiornato il 24/02/26 alle ore 09:31