22 Maggio 2026

Fino a perdere me stesso

La testimonianza di Fabrizio racconta il percorso dentro la dipendenza dell'azzardo: dall’illusione del controllo alla perdita di sé, fino alla scelta difficile ma decisiva di chiedere aiuto alla caritas di Reggio Calabria ed iniziare un cammino liberazione.

Per anni mi sono raccontato che fosse solo un gioco. Una schedina con gli amici, qualche puntata per passare il tempo, l’adrenalina di aspettare un risultato. All’inizio sembrava tutto sotto controllo. Mi dicevo che potevo smettere quando volevo. Ma senza accorgermene l’azzardo ha iniziato a prendersi spazio dentro la mia vita. Ho iniziato da ragazzino. Prima il calcio, poi le slot, poi il gioco online. Bastava un telefono in mano per ritrovarmi di nuovo lì, a rincorrere soldi persi, occasioni, illusioni. Ogni volta pensavo: “Recupero e basta”.

E invece perdevo ancora. Tempo, soldi, serenità. Persino me stesso. 

La cosa peggiore non erano solo i debiti. Era la doppia vita. Le bugie dette alle persone che amo. Gli sguardi evitati. Le scuse inventate. Mi svegliavo pensando all’azzardo e andavo a dormire con l’ansia di quello che avevo perso. A un certo punto non vedevo più niente: né la mia famiglia, né gli amici, né il lavoro. Solo il bisogno di continuare. 

Per molto tempo ho avuto vergogna di chiedere aiuto. Pensavo di potercela fare da solo. Ma la verità è che stavo sprofondando. Quando ho trovato il coraggio di parlare, di dire ad alta voce “ho un problema”, è stato doloroso, ma anche il primo passo per respirare di nuovo. 

Oggi sono in percorso terapeutico al Cereso, Centro Fict grazie al sostegno della cariats diocesana di Reggio Calabria.

Non è facile. Ci sono giorni in cui il peso degli errori torna forte, giorni in cui la tentazione si riaffaccia. Ma sto imparando a guardarmi con sincerità. Ad ascoltare gli altri. A ricostruire piano piano la fiducia che avevo distrutto. 

Ho capito che la dipendenza dal gioco d’azzardo è silenziosa. Può colpire chiunque: giovani, adulti, lavoratori, padri di famiglia. Non ha un volto preciso. Ti convince di avere il controllo mentre invece ti sta portando via tutto. 

Io sto ancora camminando verso la libertà. E forse la cosa più importante che ho imparato è questa: chiedere aiuto non è una sconfitta. È l’inizio della possibilità di tornare a vivere. 

Aggiornato il 22/05/26 alle ore 10:48