C’era una volta un prato che non c’era
Questa è la storia di A., un bambino che vive in una piccola frazione del comune di Cassano all’Ionio (CS), dove non ci sono molte attrattive o luoghi di svago per i suoi coetanei. Si è trasferito dalla Romania qualche anno fa. E’ un bambino allegro, disponibile, con un grande desiderio di integrarsi e, soprattutto, di raccontarsi.
Ogni volta che la sua educatrice incontra A. lui si avvicina felice e le racconta come ha trascorso la giornata, quello che ha imparato a scuola o quale gioco ha deciso di fare con il suo fratellino. C’è una cosa, però, che lo caratterizza più di ogni altra: un’inconsapevole ostinazione nel cercare una vita condivisa, fatta di corse, di giochi all’aperto e della semplice presenza degli altri.
Un pomeriggio l’educatrice lo ha visto tutto solo, affacciato al balcone di casa, e gli ha chiesto cosa stesse facendo. A. le ha raccontato che stava aspettando suo fratello e che aveva pensato di stendere un telo verde sul piazzale per immaginare di essere sdraiati su un prato. Aveva chiamato anche i suoi amici, ma loro avevano preferito rimanere a casa a giocare alla Xbox.
Quando mi è stato raccontato questo episodio, quell’immagine del telo verde mi è rimasta dentro.
Un bambino che guarda fuori e, non trovando un prato sul quale stare insieme, prova a inventarselo. Che non si rassegna alla solitudine, ma continua a cercare un modo per incontrare gli altri, per giocare, per condividere qualcosa.
E credo che una storia così interpelli anche noi adulti. Ci chiede che cosa stiamo facendo perché quel desiderio possa trovare spazio, se siamo capaci di creare occasioni perché A. e tanti altri bambini possano incontrarsi, correre, giocare, inventare.
Ed è anche pensando ad A. che comprendo ancora di più il valore di ciò che stiamo facendo con Pepe Meridiano.
Far rivivere le piazze va ben oltre la semplice programmazione di alcuni eventi. Significa creare le condizioni perché desideri come quello di A. possano trovare una risposta. Significa offrire un’alternativa concreta ai bambini che desiderano stare insieme, correre, ridere ed entusiasmarsi, ma che non sempre trovano luoghi e occasioni per poterlo fare.
Quando abbiamo visto quelle piazze riempirsi di nuovo di famiglie, di voci, di corse e di risate, abbiamo capito qualcosa di importante:
il desiderio di stare insieme non era scomparso
Era ancora lì, forse soltanto un po’ assopito, in attesa che qualcuno gli restituisse uno spazio in cui poter esistere.
E allora penso ad A., a quel bambino affacciato al balcone e a quel telo verde che nella sua immaginazione poteva diventare un prato.
Forse il compito di noi adulti non è rassegnarci pensando che non ci siano spazi, che i tempi siano cambiati o che ormai i bambini preferiscano altro. Forse il nostro compito è raccogliere idealmente quel telo verde, stenderlo insieme a loro e provare a trasformarlo davvero in un prato.
Un luogo in cui incontrarsi, giocare e sentirsi parte di qualcosa.
Una comunità.
Aggiornato il 24/09/26 alle ore 11:19

