Friuli, 50 anni di memoria viva
Durante una lectio, una suora disse che la vita è un continuo movimento pasquale: un’oscillazione tra il Venerdì Santo e il Sabato Santo, tra vita, morte e resurrezione. Ogni giorno, e in modo particolare in ogni tempo di catastrofe, questa domanda torna a visitarci: in che cosa siamo chiamati a risorgere oggi? Che cosa un evento doloroso ci costringe a lasciare andare? Quale vita nuova può nascere dentro una ferita?
A cinquant’anni dal terremoto che il 6 maggio 1976 colpì duramente il Friuli, Caritas Italiana è tornata a Udine con il Coordinamento Nazionale Emergenze. Non è stato soltanto un appuntamento commemorativo. È stato un atto di memoria, di gratitudine e di discernimento. Un modo per rileggere una delle esperienze più significative della storia della Chiesa italiana nelle emergenze e comprenderne ancora oggi la forza generativa.
Dal Friuli a oggi, la carità che resta accanto
Il Friuli fu una ferita grande. Case, chiese, fabbriche, servizi, opere d’arte e vita quotidiana di intere comunità furono travolti. Ma proprio dentro quella frattura emerse una straordinaria capacità di risposta. La solidarietà non rimase sentimento generico: attraverso i gemellaggi solidali divenne presenza, organizzazione, corresponsabilità. Diocesi italiane, parrocchie, volontari, religiose, associazioni ecclesiali, giovani e tanti cittadini si misero in cammino verso le comunità colpite. Caritas Italiana, allora “giovane” organismo della Chiesa italiana, contribuì a coordinare un movimento corale che avrebbe segnato profondamente il modo di intendere la presenza ecclesiale nelle catastrofi.
L’esperienza dei gemellaggi tra diocesi italiane e parrocchie terremotate resta uno dei segni più forti di quella stagione. Non fu soltanto un dispositivo organizzativo. Fu una forma concreta di comunione tra Chiese.
Come ricordava don Giovanni Nervo, in occasione della laurea honoris causa in Economia conferitagli nel 1996: «L’emergenza di massa è una condizione non solo fisica – come finora prevalentemente si è considerato – ma anche psichica e sociale in cui viene a trovarsi una comunità dopo il disastro. Spesso, subito dopo una catastrofe, l’ansia di rispondere a bisogni fisici primari come la sopravvivenza, l’alimentazione, la protezione dalle intemperie, la cura dei feriti porta a trascurare e a relegare di conseguenza come secondari i bisogni psicologici, di sostegno umano, di rapporto, di aggregazione del gruppo primario, che in realtà sono invece bisogni immediati e pressanti, anche se meno evidenti».
Le emergenze non finiscono con il soccorso
La memoria del Friuli ricorda che le emergenze non finiscono quando termina la fase del soccorso, né quando i mezzi di comunicazione smettono di parlarne. Proprio allora comincia spesso il tempo più delicato: quello della ricostruzione umana, sociale e spirituale.
Per questo il Coordinamento Nazionale Emergenze di Caritas Italiana si è ritrovato a Udine (il 4 e 5 maggio). Il titolo del percorso – “Dal Friuli a oggi: il volto di Dio e delle comunità nelle crisi” – ha indicato una prospettiva precisa. Le emergenze non sono soltanto eventi da gestire. Sono luoghi nei quali una comunità rivela le proprie fragilità, ma anche le proprie risorse più profonde. Sono tempi in cui la fede è chiamata a diventare gesto, ascolto, organizzazione, prossimità. Sono momenti in cui la Chiesa locale, con il vescovo, i parroci, la Caritas diocesana, gli operatori e i volontari, è chiamata a stare dentro la storia ferita del proprio popolo.
Il programma di Udine ha così intrecciato memoria e futuro. La riflessione biblica sulla ricostruzione delle macerie di un popolo, la pedagogia della prossimità nelle emergenze, il ruolo dei giovani, il confronto con vescovi, direttori Caritas, parroci, operatori e referenti territoriali hanno aiutato a raccontare ciò che è accaduto e, insieme, a chiedersi che cosa significhi oggi essere presenti in modo evangelico, competente e coordinato nelle crisi.
Il Coordinamento ha lavorato anche su aspetti molto concreti: formazione, ruoli e responsabilità, strumenti operativi, comunicazione, rapporto con le parrocchie, raccordo con le Delegazioni regionali, dialogo con la Protezione Civile e con le istituzioni.
In questo senso, il Friuli resta una radice storica e una scuola. Insegna che la risposta alle emergenze si prepara nei “tempi di pace”; che le relazioni costruite prima diventano decisive quando arriva la crisi; che il volontariato ha bisogno di essere formato, custodito e accompagnato; che le parrocchie sono spesso il primo luogo di prossimità e di ascolto; che la comunicazione deve essere sobria, veritiera e rispettosa delle persone.
Restare accanto, custodire speranza
Il cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli è diventato così un passaggio di valutazione e di rilancio. Guardare indietro ha significato riconoscere ciò che lo Spirito ha generato dentro una storia ferita e chiedersi come renderlo oggi più stabile, più condiviso, più capace di futuro. La memoria, quando è custodita insieme, diventa preparazione. E la preparazione, per Caritas, è una forma concreta della carità.
Dal Friuli a oggi, molte emergenze hanno attraversato l’Italia e il mondo. Terremoti, alluvioni, frane, conflitti, crisi sociali e ambientali hanno continuato a interpellare le comunità. Ogni volta la domanda resta la stessa: come stare accanto senza sostituirsi? Come organizzare senza perdere il volto umano? Come aiutare una comunità ferita a non smarrire se stessa?
A cinquant’anni dal terremoto del Friuli, Caritas Italiana è tornata dunque alla sorgente del proprio impegno. Lì dove le macerie mostrarono il dolore di un popolo, ma anche la forza di una Chiesa capace di prossimità. Lì dove la solidarietà divenne gemellaggio, presenza, accompagnamento. Lì dove la ricostruzione non fu solo questione di muri, ma di comunità.
Perché dalle macerie può rinascere un popolo. Ma perché questo accada, qualcuno deve restare accanto, ascoltare, coordinare, custodire speranza. Questo è stato il Friuli per Caritas. Questo vuole essere oggi il Coordinamento Nazionale Emergenze.
Aggiornato il 05/05/26 alle ore 16:27

