Sumatra sott’acqua
«Il livello dell’acqua continuava a crescere e siamo saliti sul tetto della nostra casa. Siamo rimasti lì per due giorni e una notte, senza cibo e bevendo la pioggia che continuava a cadere forte. Andy aveva tanta paura ma è stato bravo, urlava al cielo “per favore Dio aiutaci”. Anche se ha una disabilità, Andy sa che Dio esiste», racconta Nurnima.
Alla fine di novembre 2025, il Ciclone Senyar ha colpito l’isola indonesiana di Sumatra, provocando piogge torrenziali, frane e alluvioni lampo.
Acqua, fango, tronchi e detriti hanno distrutto interi villaggi, causando più di mille vittime e un milione di sfollati. Le province di Aceh, Sumatra Nord e Sumatra Ovest sono state le più colpite.
L’Indonesia è particolarmente vulnerabile a disastri di questo tipo, e il cambiamento climatico sta aumentando il rischio, favorendo precipitazioni sempre più intense ed estreme. Il Paese è inoltre fortemente esposto a terremoti, tsunami ed eruzioni vulcaniche.
Acqua, fango, tronchi e detriti hanno distrutto interi villaggi, causando più di mille vittime e un milione di sfollati. Le province di Aceh, Sumatra Nord e Sumatra Ovest sono state le più colpite.

Andreas racconta: «L’alluvione ha colpito prima il villaggio di Garoga. Quando l’ho saputo sono tornato a casa e qualcuno stava portando via le proprie cose. Ma noi non ci credevamo, perché questa zona non si allaga mai. Poco dopo l’acqua è arrivata e ha iniziato a salire rapidamente. Ho lasciato tutto e sono andato verso una casa più in alto. Da lì ho visto che tutto era stato distrutto. Si vedevano cadaveri arrivare da Garoga. C’erano due corpi sul tetto di casa mia; in totale ne vedevo sette. Nessuno riusciva a smettere di piangere. Tremavamo per il freddo ed eravamo affamati. Ogni volta che pioveva, avevamo paura. La strada era completamente bloccata dai tronchi. Sono i tronchi che hanno distrutto tutto il villaggio. Poi gli aiuti hanno iniziato ad arrivare e ci siamo sentiti più tranquilli».

Nei giorni successivi al disastro, Caritas Indonesia e Caritas Sibolga sono intervenute in sostegno alle comunità colpite, distribuendo cibo, acqua, medicinali, prodotti igienici e kit per riparazioni di emergenza. Hanno inoltre garantito assistenza sanitaria e supporto psicosociale, e attivato cinque cucine comunitarie.
Nei giorni successivi al disastro, Caritas Indonesia e Caritas Sibolga sono intervenute in sostegno alle comunità colpite, distribuendo cibo, acqua, medicinali, prodotti igienici e kit per riparazioni di emergenza.
Markus racconta: «In quel momento pensavo che mia moglie fosse morta. Non sa nuotare bene ed è stato un miracolo che sia sopravvissuta. L’acqua era molto forte e sono salito su una palma da cocco. Ho visto mia moglie trascinata via per prima, poi anche i miei figli».
Su quella palma il suo cuore si è spezzato, perché di fronte al disastro non ha potuto proteggere la sua famiglia.
«Caritas ha fornito cure mediche a mia moglie e a molti altri. Poi ci avete portato cibo e avete allestito una cucina. Anche i musulmani venivano a chiedere cibo e avete aiutato anche loro. Se possibile, abbiamo bisogno di aiuto con la casa, non sappiamo cosa fare».

Caritas ha inoltre allestito un campo dove circa settecento persone hanno trovato un rifugio temporaneo all’interno di tende.
Kariani racconta: «Siamo rimasti sulla montagna per tre giorni, mangiando solo durian [frutto tropicale originario del sud-est asiatico, ndr] acerbo. Poi siamo andati a casa di un parente, ma ci hanno detto di andarcene, perché se avesse piovuto di nuovo, anche quel posto sarebbe stato distrutto. Alla fine, abbiamo trovato riparo in queste tende. I nostri bambini sono traumatizzati, qualche volta le Sorelle li portano in piscina per distrarsi. Vorrei chiederti se c’è qualche altro aiuto per noi che viviamo in questa tenda. E abbiamo bisogno anche di una Chiesa qui. Perché, durante l’evacuazione, Dio ci ha protetti, e lo fa ancora adesso».
Avendo perso i loro mezzi di sostentamento, queste persone dipendono ancora dagli aiuti; cercano di vedere uno spiraglio di luce, ma il futuro appare ancora scuro.
Sotto il sole cocente, c’è chi si aggira ancora tra le rovine cercando qualcosa. Molti scelgono di aspettare a lato della strada tenendo in mano secchielli e piatti, sperando che un passante lasci qualcosa.
In questi giorni, Caritas Indonesia e Caritas Sibolga stanno iniziando a costruire le prime case in cemento, ma servono ancora risorse per aiutare più persone. Caritas Italiana ha risposto all’appello lanciato da Caritas Indonesia attraverso Caritas Internationalis, supportando sia la prima risposta all’emergenza che la ricostruzione, e continuerà a restare vicina alla Caritas sorella e alle comunità colpite. Il tempo passa, ma a Sumatra piove ancora, e la speranza si incrina: non possiamo dimenticare chi soffre negli angoli più remoti del mondo.



