13 Aprile 2026

La luce di Abidjan

Dalle chiese africane lo sprone a “Mantenere accesa la luce nell’oscurità più fitta”.

Nell’attesa di accogliere Papa Leone che visiterà in questa settimana quattro paesi africani, le chiese dell’Africa subsahariana  hanno tenuto una importante Conferenza ad Abidjan dal 16 al 20 marzo dal titolo  “20 anni di Deus Caritas Est: Caritas come catalizzatore di Amore, Servizio e Trasformazione Sociale  in Africa. L’evento è stato  organizzato  da Caritas Africa, la confederazione delle Caritas dell’Africa subsahariana. L’incontro era rivolto ai vescovi presidenti ed ai direttori delle Caritas nazionali africane, ai presidenti delle rispettive conferenze episcopali nazionali nonché ad alcuni Partner non africani tra cui Caritas Italiana che ha partecipato con due suoi rappresentanti. La conferenza era la quarta della stessa natura dopo quella di Mumemo (2010), Kinshasa (2012), e Dakar (2017). Erano presenti 129 partecipanti tra cui 3 cardinali, 25 vescovi e 9 loro delegati, 41 direttori di Caritas nazionali africane, esponenti di congregazioni religiose e di altre realtà ecclesiali africane. Numerosi i relatori che si sono avvicendati nelle diverse sessioni tematiche tra cui Suor Alessandra Smerilli Segretaria del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale,  il Cardinale Ignace Bessi Dogbo arcivescovo di Abidjan, il canonista Mons. Patrick Valdrini e il teologo gesuita Padre Agbonkhianmeghe E. Orobator S.J.

Una resistenza profetica

L’incontro è stato un’occasione preziosa di approfondimento e confronto tra le Chiese africane su temi cruciali del contesto odierno alla luce dell’enciclica Deus Caritas Est di Benedetto XVI, il cui messaggio chiave dell’amore di Dio incarnato nella vita di ogni cristiano come essenza vitale della Chiesa e luce per il mondo, diviene oggi più che mai una “resistenza profetica” in un mondo in cui le tenebre sembrano prendere il sopravvento. Un messaggio incarnato dalla testimonianza di molti dei presenti che vivono in situazioni di violenza, come il vescovo di El Obeid in Sudan, vivo per miracolo dopo il bombardamento che pochi giorni prima della sua partenza per Abidjan, ha distrutto la sua casa e che tuttavia ha scelto di non lasciare El Obeid per non abbandonare la sua gente e mantenere accesa una luce di speranza.

Forte la denuncia nei confronti dei leader politici che operano per interessi economici e geostrategici a scapito di popolazioni impoverite e violentate.  In particolare, i vescovi hanno sottolineato come “La ricchezza naturale, la vitalità spirituale e l’energia giovanile dell’Africa convivono con povertà, conflitti ed esclusione che non sono casuali, ma strutturali. La corruzione che traumatizza le popolazioni è spesso perpetuata da uomini e donne che sono essi stessi cristiani e occupano posizioni di potere. Le risorse naturali vengono estratte secondo modalità che non vanno a vantaggio né delle comunità né dei loro governi. I bilanci umanitari internazionali sono stati ridotti di 90 miliardi di dollari all’anno – proprio nel momento in cui i bisogni sono più acuti e il mondo spende 3600 miliardi di dollari all’anno per la difesa. In questo panorama, la Caritas non agisce come un semplice estintore di incendi appiccati da altri; è una forma di resistenza profetica, che “mantiene accesa la luce nell’oscurità più fitta”.

Giovani, donne e persone con disabilità

Da qui l’i impegno a “rafforzare la voce profetica dinnanzi alla ingiustizia strutturale” con un’azione di pressione politica e di denuncia aperta alle  “cause strutturali della povertà: la corruzione, il saccheggio delle risorse naturali, i sistemi che mantengono la povertà come strategia di potere e la drastica riduzione dei finanziamenti umanitari internazionali. La prassi della Caritas è inscritta nella grammatica della iustitia

Un altro passaggio significativo è stato quello sul cambio di paradigma necessario a riguardo dei giovani,  delle donne e delle persone con disabilità, da includere  non più solo come destinatari dei programmi, ma come “protagonisti della leadership e della governance. Si è rimarcato il ruolo insostituibile delle donne nei processi di “costruzione della pace e di riconciliazione sociale”  e dei giovani che in Africa  “non sono il futuro della Chiesa: sono la Chiesa di oggi”.

Infine, i vescovi hanno ribadito come il grido della terra e il grido dei poveri siano inseparabili (Laudato Si, 49) e dunque come sia necessario integrare la cura del creato nella missione di Caritas. A partire dalla constatazione di come le popolazioni del continente africano siano tra le più colpite dai cambiamenti climatici, nonostante ne siano le meno responsabili, essi hanno sottolineato l’importanza di integrare l’ecologia integrale nella missione della Caritas, nei piani pastorali diocesani e nella formazione e di sostenere la voce delle comunità africane più vulnerabili in ambito politico a livello continentale e globale.

La dipendenza economica

Il confronto ha affrontato anche la spinosa questione delle dipendenza  economica dall’esterno, che riguarda anche le strutture ecclesiali, che limita la libertà di discernimento della Chiesa stessa. Anche su questo versante vi è un orientamento unanime nel cercare maggiore indipendenza e sostenibilità economica rafforzando anche la solidarietà intra-africana e forme di autosostentamento restando fedeli alla propria identità e missione.

In un momento cupo della storia in cui la violenza ha il sopravvento, dalla Conferenza di Abidjan giunge un messaggio e una testimonianza di coraggio e tenacia non solo per i popoli africani ma per il mondo intero affinché ciascuno faccia la propria parte per resistere e mantenere accesa la luce della speranza, della giustizia e della pace tra i popoli. 

Aggiornato il 13/04/26 alle ore 01:36