Dal terremoto alla Gen Z
Foto Ansa - EPA 12880499/NARENDRA SHRESTHA
Ram guarda con interesse le notizie sui siti online, segue le pagine Facebook a cui si è iscritto da tempo e non perde una delle riunioni del Comitato dei Giovani.
Si sono auto-nominati cosi, questo gruppo di diciannove ragazzi tra i 20 e 26 anni, che si sono uniti alla protesta della loro generazione, la Z, nel settembre del 2025.
Ormai internet, la cui limitazione da parte del governo di allora aveva acceso la miccia della rivolta, è disponibile senza interruzioni da mesi e le notizie girano rapidissime.
Insieme a Ram ci sono gli amici di sempre: alcuni sono ancora al villaggio, a Dolaka, mentre altri, come lui, vivono ora nella capitale. A Kathmandu studiano all’università con l’idea di affermarsi ma anche di difendere un Paese che ora può sperare in un mondo diverso.
Sonu, una carissima amica di Ram da sempre, vive al villaggio, si è sposata con un matrimonio combinato ma ora si è innamorata di Raju, suo marito. E ora anche Raju fa parte del comitato e tiene il collegamento tra loro e alcuni ragazzi di Sindupalchow, suo posto d’origine, un altro distretto del Nepal.
Hanno imparato dai leader più esperti ma ugualmente giovani, come si fa la contestazione politica, cosa significhi attivismo e, solo recentemente a dire il vero, come si mette in atto la lotta non violenta.
Ram, Sonu e Raju undici anni fa erano poco più che bambini.
E il 25 aprile per loro ha significato terrore, morte, tremori della terra, precarietà e durezza.
Non era ancora mezzogiorno che la terra ha violentemente tremato a causa di un terremoto di magnitudo 7.8 della scala Richter che ha causato quasi novemila morti, ferito ventiduemila persone e lasciato 3,5 milioni di nepalesi senza casa.
Da quel giorno è partita l’operazione di soccorso ed aiuto umanitario più imponente e complicata della storia del Nepal.
Gli effetti sono stati pesantissimi, non solo ai danni delle persone e delle abitazioni ma anche delle risorse idriche, delle attività produttive, dei sistemi di istruzione e sanità e della salute mentale della popolazione.
Il 25 aprile per loro ha significato terrore, morte, tremori della terra, precarietà e durezza.
Non era ancora mezzogiorno che la terra ha violentemente tremato a causa di un terremoto di magnitudo 7.8 della scala Richter che ha causato quasi novemila morti

Gli sforzi del governo e delle organizzazioni non governative locali ed internazionali sono stati ingenti e complessi: il Nepal, infatti, è uno dei paesi più poveri dell’Asia meridionale. In questo contesto l’arrivo di enormi quantità di fondi e di personale internazionale, uniti ad una carenza strutturale di procedure e sistemi di risposta, ha generato, di sicuro, processi di apprendimento e miglioramento ma anche conflitti e rallentamenti nell’intervento umanitario.
Caritas Nepal è una delle organizzazioni che maggiormente si è distinta nella risposta umanitaria e di riabilitazione: non solo l’importante apporto di fondi grazie alla mobilitazione del network di Caritas Internationalis, ma anche la qualità e la diversificazione della risposta hanno fatto riconoscere la Caritas come uno degli attori più importanti in questa lunghissima emergenza.

Ram ha sentito forte il senso di ingiustizia e quindi il bisogno di attivarsi in prima persona proprio nel post-terremoto. Aveva solo 15 anni quando si mobilitava insieme al papà, che faceva parte dei gruppi Caritas del territorio, affinchè anche le persone con disabilità e le vedove potessero accedere agli aiuti umanitari.
Raju, in una zona completamente diversa del Nepal, è diventato a 17 leader del gruppo giovani che garantiva la sicurezza durante la distribuzione del cibo. Per la prima volta in quell’occasione ha sentito che essere utile agli altri era gratificante.
Per la prima volta ha capito che la felicità di tutti dipende dalla felicità di ciascuno.
Ad inizio marzo di quest’anno Balendra Shah, detto Balen, ex rapper ed ex sindaco di Kathmandu ha stravinto le elezioni politiche indette dopo le violente proteste di settembre dello scorso anno. In quell’occasione parti del Paese erano state devastate dalle folle, guidate dalle Gen Z, inferocite, indignate e deprivate dalla vecchia classe dirigente.
Durante le elezioni, invece, nonostante i timori, la calma ha prevalso e con essa il desiderio di cambiamento e rinascita.
Senza un vero collegamento diretto, ma proprio come i territori duramente colpiti dal terremoto, anche la classe politica è rinata risorgendo dalle macerie di un sistema corrotto e privo di solide fondamenta.
Ad inizio marzo di quest’anno Balendra Shah, detto Balen, ex rapper ed ex sindaco di Kathmandu ha stravinto le elezioni politiche indette dopo le violente proteste di settembre dello scorso anno. In quell’occasione parti del Paese erano state devastate dalle folle, guidate dalle Gen Z, inferocite, indignate e deprivate dalla vecchia classe dirigente.
Ram sta preparando un esame di diritto internazionale. Si sta anche dando da fare, come sempre, per un corteo di protesta per assicurare che le promesse elettorali siano mantenute.
Questa volta, però, il corteo è pacifico: sarà carico di canti, slogan e tamburi. Non servono più fuoco, manganelli e torture.
Sonu e Raju sono innamorati, ancor di più ora che Sonu aspetta un bimbo che nascerà, tra quattro mesi, nella casa, non tanto grande ma molto sicura, costruita lì dove il terremoto del 2015 ha raso al suolo tutto.
Sonu lo sa che Deepa, la mamma morta sotto le macerie, da lassù guarda con benevolenza al al suo ventre che cresce.



