06 Novembre 2026

Ecuador, seminare futuro

Nelle Ande la lotta alla povertà alimentare parte dalle donne

Nelle campagne dell’Ecuador la povertà ha forme molto concrete: un piatto poco vario, un suolo impoverito da anni di fertilizzanti chimici, un raccolto che spesso non trova mercato. Le aree rurali registrano i livelli di povertà più alti del Paese, intorno al 43%, ed è qui, nelle province andine di Carchi, Imbabura, Pichincha, Chimborazo e Bolívar, che sono soprattutto le donne a tenere insieme la vita quotidiana: coltivano la terra, custodiscono i semi, decidono che cosa arriva in tavola. È da loro che parte SUSTAIN-ANDE – Sostenibilità Alimentare e Nuovi Disegni Ecosociali per le Ande dell’Ecuador, progetto triennale promosso da Caritas Italiana con COSPE, Cáritas Ecuador e Fundación SEDAL e finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale attraverso l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS). Il progetto accompagna 250 unità produttive familiari, circa 800 persone.

Nelle province andine di Carchi, Imbabura, Pichincha, Chimborazo e Bolívar, che sono soprattutto le donne a tenere insieme la vita quotidiana

Chi sono queste famiglie lo raccontano i primi dati raccolti con l’Osservatorio di Caritas Italiana. In tre nuclei su quattro la persona di riferimento è una donna. Un terzo di queste persone si definisce casalinga, ma quasi nessuno è davvero fuori dalla produzione: la grande maggioranza lavora ogni giorno nella propria unità produttiva, con un impegno che le statistiche ufficiali faticano a vedere. Metà delle donne non è andata oltre la scuola primaria, quasi una famiglia su cinque convive con una malattia cronica e, soprattutto, una famiglia su quattro dichiara che nell’ultimo anno il cibo è mancato per mancanza di denaro; in Chimborazo è accaduto a più di una su tre.

In tre nuclei su quattro la persona di riferimento è una donna. Un terzo di queste persone si definisce casalinga, ma quasi nessuno è davvero fuori dalla produzione: la grande maggioranza lavora ogni giorno nella propria unità produttiva, con un impegno che le statistiche ufficiali faticano a vedere

A questa fragilità si aggiunge un paradosso. Nella linea di base nutrizionale, condotta su 210 donne di dieci scuole di campo, quasi tre su dieci consumano meno di 1.798 chilocalorie al giorno, la soglia di riferimento per le donne rurali ecuadoriane; eppure, più di sette su dieci sono in sovrappeso o obese. Non è una contraddizione, ma il volto attuale della povertà alimentare: diete monotone, ricche di carboidrati e povere di nutrienti, in un Paese che è il secondo della regione per denutrizione cronica infantile. Per questo, l’educazione nutrizionale non porta modelli da fuori, ma parte da ciò che le famiglie già coltivano o possono recuperare: quinoa, fave, chochos, melloco, oca, patate native, da combinare in pasti più completi.

A questa fragilità si aggiunge un paradosso. Nella linea di base nutrizionale, condotta su 210 donne di dieci scuole di campo, quasi tre su dieci consumano meno di 1.798 chilocalorie al giorno, la soglia di riferimento per le donne rurali ecuadoriane; eppure, più di sette su dieci sono in sovrappeso o obese

Il luogo in cui questo cambiamento prende forma sono le scuole di campo agroecologiche, avviate da febbraio 2026. Contadine e contadini vi imparano facendo: studiano il proprio suolo, preparano il compost, ridisegnano le parcelle, sperimentano pratiche che rigenerano la terra e si scambiano semi e conoscenze. Per molte donne sono anche il primo spazio pubblico in cui prendere la parola. Accanto ai contenuti tecnici, il percorso prevede infatti laboratori su uguaglianza, diritti delle donne e leadership, perché il protagonismo femminile è un aspetto centrale per costruire sistemi alimentari sostenibili.

Il luogo in cui questo cambiamento prende forma sono le scuole di campo agroecologiche, avviate da febbraio 2026

La dimensione comunitaria attraversa ogni azione, con accenti diversi da territorio a territorio. Le reti di scambio e le case delle sementi native difendono la biodiversità andina e l’autonomia delle famiglie, e custodiscono una memoria che è anche cura della casa comune per le generazioni future. Le casse comunitarie di risparmio e credito permettono di sostenere piccoli investimenti produttivi con le risorse della comunità. I sistemi partecipativi di garanzia, promossi da SEDAL, certificano localmente la produzione agroecologica grazie a persone della comunità formate come promotori dell’agroecologia, e aprono l’accesso a fiere e mercati di prossimità, dove chi produce incontra direttamente chi consuma. Contrastare la povertà alimentare, nelle Ande, significa anche questo: restituire valore al lavoro delle donne, alla loro conoscenza della terra e alla loro capacità di decidere, insieme, il futuro delle proprie comunità

*Rocco Spera, è operatore per Caritas Italiana in Ecuador

SUSTAIN-ANDE (AID 013244/08/9) è realizzato da Caritas Italiana con Cáritas Ecuador, COSPE e Fundación SEDAL, con il finanziamento del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale attraverso l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. Questa pubblicazione è stata realizzata con il contributo dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. I contenuti sono di esclusiva responsabilità di Caritas Italiana e non riflettono necessariamente l’opinione dell’Agenzia.
Aggiornato il 06/11/26 alle ore 09:47