05 Agosto 2026

Il suono che non c’era

Il progetto "È più belo insieme", l’estate dei bambini ucraini accolti in Italia

Per alcuni di loro il primo ricordo dell’estate italiana è stato un suono che non c’era: quello delle sirene. Un silenzio nuovo, fatto di giochi che non si interrompono, di notti in cui ci si addormenta senza aspettare un allarme. 

Poi sono arrivati il mare, la sabbia, le partite, gli amici conosciuti lungo il cammino. Per i bambini e i ragazzi ucraini non è stata soltanto una vacanza lontano da casa, ma la possibilità di riabitare quei gesti quotidiani che la guerra aveva reso lontani. 

“È più bello insieme” nasce proprio da qui: dalla possibilità di restituire un tempo diverso a chi da anni vive dentro il conflitto. Il progetto promosso da Caritas Italiana con il sostegno della Conferenza Episcopale Italiana è giunto nel 2026 alla sua quinta edizione. Nato nei mesi successivi allo scoppio delle ostilità, il 24 febbraio 2022, ha accompagnato negli anni centinaia di bambini e ragazzi ucraini, offrendo loro non soltanto un luogo dove trascorrere le vacanze, ma una comunità capace di accoglierli. 

Anche quest’estate sono stati circa 400 tra minori e accompagnatori ad attraversare l’Italia. Sono arrivati in diocesi, parrocchie e realtà associative dove ad aspettarli c’erano volontari, educatori e famiglie.  

«Il progetto è nato subito dopo l’inizio della guerra in Ucraina per offrire ai bambini attimi di tregua durante le vacanze estive e farli respirare un’aria di pace, speranza e tranquillità», ha spiegato Lorena Colantuono, operatrice di Caritas Italiana

Il viaggio dell’edizione 2026 ha attraversato l’Italia. È iniziato in Emilia-Romagna, nelle diocesi di Faenza-Modigliana, Ravenna-Cervia e Imola. È proseguito in Campania, dove Aversa, Capua, Teggiano-Policastro e Nocera Inferiore-Sarno hanno accolto complessivamente circa 250 tra bambini e accompagnatori. Poi è arrivato nelle Marche, nelle diocesi di Jesi e Ancona, e in Piemonte grazie alla collaborazione con le Acli. 

Molti dei ragazzi provengono dall’Ucraina orientale: Zaporizhzhia, Dnipro, Kharkiv, Kherson e Mykolaiv città ormai note per le cronache di guerra. 

«Quasi tutti non hanno mai visto nulla del genere. È la loro prima esperienza in un campo estivo e in un Paese straniero. Tutto questo per loro rappresenta un mondo nuovo», ha raccontato Olha Sytnik, responsabile di Caritas Ucraina

Ad Aversa, dove sono arrivati cento tra bambini, ragazzi e accompagnatori, il primo incontro è passato da gesti essenziali: una merenda, una cena condivisa, le prime parole scambiate con i volontari della Caritas. Un’accoglienza iniziata con la cura delle piccole cose. 

Ad Ancona, uno dei momenti più significativi è stato l’incontro dei giovani provenienti da Kherson con l’arcivescovo mons. Angelo Spina. Un incontro che ha ricordato la vicinanza di una comunità che dal 2022 ha accolto oltre 500 persone arrivate dall’Ucraina. Al termine, i ragazzi hanno consegnato un dono capace di raccontare la loro terra: una mappa luminosa dell’Ucraina e una calamita raffigurante un’anguria, simbolo della città di Kherson.  

Accogliere chi ha vissuto la guerra significa anche imparare ad ascoltare ciò che non viene detto.

A volte basta un rumore improvviso, come il passaggio di un’ambulanza, per riportare alla memoria momenti difficili. Per questo “È più bello insieme” non mette il trauma al centro del racconto, ma accompagna i ragazzi attraverso nuove esperienze. 

«Nel periodo in cui sono in Italia cerchiamo di farli vivere nel presente. Se emergono dei traumi, li accompagniamo attraverso le attività che proponiamo, cercando però di non concentrare il progetto sulla drammaticità del conflitto», ha spiegato Colantuono. 

E così il presente cambia lentamente. Le giornate trascorse insieme diventano legami. 

Per questo “È più bello insieme” non è soltanto un’esperienza estiva. «L’obiettivo è che non sia solo un centro vacanze, ma anche un’occasione di incontro e conoscenza con coetanei italiani», ha sottolineato Giampiero Gelindi, direttore di Caritas Imola. 

Il senso più profondo del progetto è racchiuso forse nella parola insieme. Non perché tutto diventi improvvisamente facile, ma per non lasciare soli i ragazzi ucraini ad attraversare una storia difficile.   

«La pace si costruisce anche attraverso gesti semplici e concreti», ha ricordato don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana. Accogliere questi bambini significa offrire loro «la possibilità di tornare a giocare, a sorridere, a vivere relazioni autentiche lontano dalla paura e dalle ferite della guerra». Ma significa anche permettere alle comunità italiane di incontrare volti, storie e speranze. 

Quando l’estate finisce, non resta soltanto il ricordo di una vacanza. Restano amicizie nate tra lingue diverse, nomi imparati, messaggi da continuare a scambiarsi, legami che non finiscono con una partenza. 

Per qualche settimana le sirene sono rimaste lontane. 

Aggiornato il 05/08/26 alle ore 12:06