Bombardamenti – parte prima
La mattina esco di casa e annuso il freddo e l’umido e il bruciato, e mi ricordo l’odore d’autunno che si sente in montagna quando nei campi si fanno i falò. Oggi qui l’odore di fumo e legna arsa non viene dalle stoppie: sale dai palazzi bombardati la notte prima. Un palazzo andato a fuoco continua a puzzare per giorni. Allora se la mattina esco e sento quell’odore che per me è odore di autunno nell’appennino ed è un odore gioioso, e mi tornano in mente solo bei ricordi, quasi subito mi riscuoto e mi preoccupo perché se sento quell’odore vuol dire che han bombardato vicino a dove sto io; i bei ricordi però restano a galla ancora un po’, e la mattina resto di buon umore, una felicità incoerente che però mi fa stare bene.
Un mese fa hanno bombardato un supermercato e dicono che nel quartiere attorno si sentisse puzza di fritto misto; avevano appena consegnato il pescato per la settimana. Io non ci sono passato, da quel quartiere, per me è fuori mano, ma so che se ci fossi passato mi sarebbe venuta fame, davanti al supermercato bombardato, che a me il fritto misto piace molto.
La mattina, per uscire in strada, percorro la mediana del cortile di casa, che è un lungo rettangolo, quasi una piazza, circondato a ferro di cavallo da tre palazzi tutti diversi. Quello dove vivo io pende leggermente a valle, quello di fronte è rosa e a destra ce ne è uno verde. A sinistra c’è un muro e una tettoia che si allunga sul cortile di fianco, che sta più in basso perché Kyiv è tutta in dislivello. In mezzo crescono quattro alberi e un garage fatto con la lamiera, molto brutto, che con il resto non c’entra niente ed è sempre chiuso. Nel cortile vivono tre popolazioni molto eterogenee.
C’è una famiglia di gatti che figliano spesso e poi svernano nel seminterrato del palazzo verde, dove lavora il tuttofare del condominio che si chiama Serhii e i gatti lo amano molto.
C’è uno stormo di cornacchie che d’abitudine chiacchierano sugli alberi, poi si scocciano e prendono il sole sulla tettoia incatramata, che è sempre calda e assolata, poi fanno la spola fra la tettoia e i bidoni dell’immondizia in strada; controllano tutto, molto seri e affidabili; nei bidoni ci frugano anche delle persone che non hanno una casa, e nel mio quartiere ce ne sono molte, d’inverno dormono nei rifugi antiaerei. Bevono tanto, e si portano addosso sacchi di roba recuperata fra i rifiuti, come le lumache. Le cornacchie no, se trovano un boccone troppo pesante poi non riescono a volare, provano ad attraversare la strada a piedi ma ci rombano le macchine, allora lasciano perdere e volano via e tornano a sparlare fra i rami. È strano che gli uccelli viaggiano sempre ma se uno ci pensa non possono portarsi bagaglio. Le persone invece, soprattutto quando non sanno più dove andare, si seppelliscono di roba.
Mi piacerebbe ammaestrare una cornacchia e farci amicizia, che i corvidi sono molto intelligenti, ma mi manca la costanza e i miei movimenti sono troppo bruschi. Le persone che cercano nell’immondizia non riesco a parlarci, parlano solo russo e molto veloce e si mangiano le parole. Una volta uno mi ha chiesto l’ora, era una domanda facile l’ho capita e gli ho detto sono le nove e lui mi ha ringraziato. Anche io mi sono messo a frugare nell’immondizia, che nel buttare il sacchetto mi ci era caduta la chiave di casa, e il signore che già ci stava mettendo le mani da prima mi ha guardato male, la cornacchia di turno anche.
Poi c’è un gruppo di adolescenti che gli inquilini li odiano molto perché di sera invadono il cortile rettangolare, che il cancello è sempre aperto; fanno la spesa al supermercato del quartiere, entrano nel cortile e bevono e fanno casino. Considerato il mondo in cui vivono, che prima c’era il covid e poi la guerra e con la guerra ci sono cresciuti, erano bambini che la guerra cominciava, ora sono quasi adulti e la guerra non finisce, la loro voglia di fare casino è comprensibile. Capita che vomitino nell’aiuola, dove c’è la casetta estiva dei gatti, e i gatti non sono molto contenti. I ragazzi vestono pantaloni larghi e fumano le sigarette elettroniche le ragazze hanno la felpa con il cappuccio, sono truccatissime e fanno i balletti davanti al cellulare. A volte mettono in mezzo uno dei signori che cercano le cose nell’immondizia, a volte gli offrono da bere, a volte ridono con lui, o di lui, non si capisce.
È settembre. Kyiv è sciolta dai temporali, l’estate si sta schiantando contro un muro di nuvole nerastre, cadono per terra i cornicioni e sotto le scarpe gracida lo stucco giallo e bianco che scrosta dai palazzi. La notte si sentono botti molto forti e non so mai se sono tuoni o esplosioni.
Alcune notti bombardano per ore, boati tondi, che durano molto, profondi, sembra che qualcosa di liquido entri nella terra spaccandola, come un’eruzione vulcanica ma al contrario. E gli adolescenti, quelli che bevono nel cortile di casa, e a volte restano nel cortile fino a tardi perché non entra la polizia e possono infrangere il coprifuoco, che deve essere un brivido non da poco; più fanno tardi più bevono e più sono rumorosi, e quando ci sono delle esplosioni belle grosse loro, i ragazzi che fanno la spesa al supermercato e poi vengono a bere nel cortile di casa mia, fanno la ola. Dopo il botto mi spavento e poi sento sempre gli applausi e le grida dei ragazzi. E continua a piovere e a tuonare, ma per i tuoni i ragazzi non fanno la ola, che loro la differenza la sentono. Fanno la ola solo per le bombe, e ridono, e gridano.
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Questo pezzo l’ho iniziato alle tre di pomeriggio. Adesso sono le quattro e un quarto. Mentre scrivevo c’era un allarme antiaereo. Ho sentito due tuoni, e non era un temporale che fuori c’è un bel sole. Mi hanno scritto degli amici per chiedermi come stessi, perché pare abbiano colpito un caffè che non è lontano dall’ufficio e a me piace molto e ci vado spesso.
In quel caffè servivano pane e burro. Portavano un burro color acquamarina aromatizzato alle erbe, un burro rossastro al pomodoro, un burro marrone molto salato, li sistemavano tutti uno vicino all’altro sullo stesso piatto. Era anche una panetteria e il pane era gonfio, spugnoso e assorbiva il burro dal coltello senza neanche spalmarlo, faceva tutto da solo.
Stasera ci passerò e ci sarà odore di burro fuso, forse di bourguignonne, che servivano anche le bistecche, in quel caffè, o forse sarà un odore di sagra di paese, sporcato dall’acido del catrame e del cemento. Mi verrà fame, ultimamente dormo poco e quando dormo poco ho sempre fame. Cercherò di sentire solo l’odore buono, e legarlo ai ricordi dei pomeriggi passati in quel posto, che era davvero bello, e dimenticare il chimico degli esplosivi e della plastica.

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Poi non ci sono passato, davanti al caffé. Avevano chiuso le strade attorno all’isolato, c’era la polizia agli incroci ed entravano solo le ambulanze. Ora dicono che il caffé non è stato colpito direttamente, ha solo preso l’onda d’urto dal palazzo di fronte, che ci è entrato dentro un drone e poi è esploso, e il palazzo di fronte è un palazzo un po’ triste perché prima era la sede del KGB ora è la sede dell’SBU che sono i servizi segreti ucraini. È un posto dove ci hanno torturato, il secolo scorso, tanta gente, e infatti dalle finestre usciva un fumo nero, si vede nei filmati che trasmettono in televisione un vomito nero e fluido che sborda dalle finestre e sale in alto e affumica i colonnati; è un fumo da anime in pena, e probabilmente puzzava di zolfo e del dolore unto che si prova al buio.
Photo credits: rispettivamente EPA/MAXYM MARUSENKO 13210260 e EPA/SERGEY DOLZHENKO 13209677 / ANSAAggiornato il 07/09/26 alle ore 14:45


