28 Settembre 2026

I mesiversari dei vivi

I mesiversari ricordano i morti, ma dovrebbero raccontare i vivi: in Nepal, un mese dopo l’alluvione, migliaia di persone sono ancora sospese.

I mesiversari se li dovrebbero ricordare i fidanzati. E invece ce li ricordiamo, i mesiversari, anche per le tragedie. 24 febbraio, 7 ottobre, Ucraina e Gaza. Però ci sono mesiversari che si ricordano meno, forse perché molto freschi come quello del Nepal del 26 agosto. Un’alluvione che ha annegato 1367 persone e ne ha disperse più di 5mila tenendole sospese in una dimensione di non-vita, perché ancora non ne è arrivata la notizia di morte certa. Persone sospese come se fossero una sospensione chimica, una miscela eterogenea nella quale particelle solide relativamente grandi sono disperse in un liquido. Fa male pensare che quelle particelle solide, relativamente grandi, fossero umane disperse e disperate fra i flutti dei fiumi Bhotekoshi e Trishuli.

I mesiversari se li dovrebbero ricordare i fidanzati. E invece ce li ricordiamo, i mesiversari, anche per le tragedie. 24 febbraio, 7 ottobre, Ucraina e Gaza. Però ci sono mesiversari che si ricordano meno, forse perché molto freschi come quello del Nepal del 26 agosto.

Il problema dei mesiversari è che li ricorda chi rimane in vita. Dove finiscono le tragedie cominciano, quindi, i superstiti. Nell’area colpita dalle inondazioni ci sono 37 siti di sfollamento, dove vivono 3.629 persone. Centri sovraffollati, uomini e donne che dormono insieme, servizi igienici senza separazione, nessuno spazio privato. Anche lavarsi, cambiarsi, avere le mestruazioni diventa una questione di privacy sofferente. Fra loro, molte sono le ragazze. In particolare quelle che hanno perso la famiglia. Lo sfollamento, l’interruzione della scuola e la perdita del reddito familiare possono significare anche un rischio maggiore di matrimonio infantile. Beppe Pedron, coordinatore regionale per l’Asia, di Caritas Italiana racconta. «La situazione in Nepal resta estremamente complessa: le comunità colpite si muovono rapidamente verso le città in cerca di sicurezza, perchè continua a rivelarsi complicato il trovare soluzioni abitative temporanee sicure. In questo contesto che cambia con velocità, l’intervento deve necessariamente essere olistico, capace di rispondere ai bisogni immediati ma anche di accompagnare le persone nel medio periodo.

Il problema dei mesiversari è che li ricorda chi rimane in vita. Dove finiscono le tragedie cominciano, quindi, i superstiti. Nell’area colpita dalle inondazioni ci sono 37 siti di sfollamento, dove vivono 3.629 persone. Centri sovraffollati, uomini e donne che dormono insieme, servizi igienici senza separazione, nessuno spazio privato. Anche lavarsi, cambiarsi, avere le mestruazioni diventa una questione di privacy sofferente.

Caritas Nepal, presente dal primo giorno, continua senza sosta il proprio impegno e oggi lancerà l’appello di emergenza che già guarda oltre la fase iniziale, per non lasciare le popolazioni sole quando l’attenzione internazionale diminuirà. Noi, Caritas Italiana partecipiamo attivamente al coordinamento tra partners con una particolare attenzione all’area psicosociale, fondamentale per aiutare le comunità a ritrovare stabilità e forza nel percorso di ricostruzione».

Oggi è il 26 settembre, mesiversario dell’alluvione in Nepal. Un invito a ricordare i morti, ma anche i vivi che, come i dispersi rimangono sospesi in una dimensione di-non vita.

Photo credits: Ansa/EPA 13227568/NARENDRA SHRESTHA
Aggiornato il 28/09/26 alle ore 12:24