25 Maggio 2026

Non è solo una scelta

La sfida dell'Unione Europea è costruire sistemi alimentari che mettano al centro salute, dignità e giustizia sociale.

Mangiare sano viene spesso raccontato come una questione di scelte individuali. Scegliere prodotti freschi, seguire una dieta equilibrata, ridurre il consumo di alimenti industriali: azioni importanti, ma che vengono spesso associate allo stile di vita di chi vuole mantenersi in forma o condurre una vita “healthy”, quasi fossero solo il risultato di preferenze personali o di una maggiore attenzione individuale al benessere, e non anche dalle condizioni economiche e sociali in cui le persone vivono.

La realtà però è molto più complessa. Le scelte alimentari sono profondamente influenzate dal reddito, dal luogo in cui si vive, dall’offerta disponibile e dalle politiche pubbliche che regolano il sistema alimentare. Non tutti hanno le stesse possibilità di accedere a cibo sano, fresco e nutriente.

La campagna Good Food 4 All pone alle istituzioni dell’Unione Europea una domanda fondamentale:

può esistere un reale diritto al cibo se le scelte sane e sostenibili restano inaccessibili per una parte della popolazione?

Il problema alimentare in Europa non riguarda solo la quantità di cibo disponibile – che è superiore a quella necessaria – ma soprattutto la qualità dell’alimentazione e le profonde disuguaglianze che ne determinano l’accesso. La campagna Good Food 4 All sottolinea come il diritto al cibo non possa limitarsi alla semplice disponibilità di alimenti, ma debba garantire a tutti l’accesso a cibi sani, sostenibili e nutrienti.

In un contesto in cui gli alimenti ultra-processati sono spesso più economici, accessibili e diffusi rispetto ai prodotti freschi, la campagna chiede all’Unione Europea di intervenire sugli ambienti alimentari attraverso politiche che promuovano il consumo di frutta e verdura e regolamentino maggiormente il cibo ultra-processato, affinché mangiare sano non diventi un privilegio ma un diritto effettivo per tutti.

Oltre la fame: il diritto ad un’alimentazione adeguata

Per molto tempo, il diritto al cibo è stato interpretato principalmente come il diritto a non soffrire la fame. Oggi questa definizione non è più sufficiente. Parlare di diritto al cibo significa parlare anche di qualità nutrizionale, sostenibilità ambientale, accessibilità economica e stabilità dell’accesso a questo diritto nel tempo.

La qualità del cibo diventa quindi centrale. Non basta avere “qualcosa da mangiare”, garantire alimenti adeguati significa anche restituire dignità alle persone. Il cibo ha infatti un valore umano, sociale e relazionale. Condividere un pasto, poter scegliere cosa mangiare, accedere a cibo fresco e di qualità sono elementi che incidono direttamente sulla salute, sul benessere e sul senso di inclusione sociale delle persone.

Una policrisi alimentare

Il tema delle diete sane e sostenibili si inserisce nel più ampio contesto di quella che molti esperti definiscono una vera e propria “agrifood polycrisis“: una crisi sistematica in cui si intrecciano cambiamento climatico, perdita di biodiversità e aumento delle malattie legate all’alimentazione.

I sistemi alimentari industriali contribuiscono in maniera significativa alle emissioni di gas serra e alla distruzione degli ecosistemi e, allo stesso tempo, favoriscono modelli di consumo sempre più basati su alimenti ultra-processati: prodotti economici e facilmente accessibili, ma spesso poveri dal punto di vista nutrizionale.

Molti esperti sottolineano inoltre come quarant’anni di politiche neoliberali abbiano progressivamente ridotto il ruolo del pubblico nella regolazione del sistema alimentare, lasciando che fossero soprattutto le logiche di mercato a determinare cosa produciamo, cosa consumiamo e, soprattutto, chi può permettersi un’alimentazione sana.

Già nel suo mandato come Relatore Speciale delle Nazioni Unite per il diritto al cibo, Olivier de Schutter sosteneva che il diritto al cibo non può essere garantito attraverso sistemi alimentari dominati esclusivamente dalle logiche del mercato globale. Al contrario, richiede politiche capaci di sostenere le produzioni locali, la biodiversità, l’agroecologia e i piccoli produttori, rafforzando la capacità delle comunità di accedere ad un’alimentazione sana e sostenibile.

Garantire sistemi alimentari più equi e sostenibili richiede di ripensare il modo in cui il cibo viene prodotto, distribuito e reso accessibile alle comunità.

Le disuguaglianze alimentari mostrano con chiarezza i limiti di questo modello. Le persone in condizioni di maggiore vulnerabilità economica e sociale sono spesso anche quelle più esposte a malnutrizione, obesità e malattie croniche legate alla dieta. Questo accade perché il cibo meno salutare è frequentemente anche il più economico, disponibile e pubblicizzato, mentre le alternative più sane e sostenibili risultano meno accessibili.

La questione, quindi, non riguarda semplicemente la capacità individuale di “scegliere bene”, ma le condizioni concrete che rendono possibile o impossibile farlo. Il concetto di ambiente alimentare fa riferimento proprio a questo: l’insieme delle condizioni economiche, sociali e culturali che influenzano scelte quotidiane. Supermercati, mense scolastiche, pubblicità, distribuzione del cibo nei quartieri, prezzi e disponibilità dei prodotti: tutto contribuisce a definire ciò che mangiamo.

Il diritto al cibo nel quadro normativo europeo

Ciò che manca oggi è il riconoscimento chiaro del diritto al cibo come principio guida delle politiche europee: non solo come diritto ad avere accesso a calorie sufficienti, ma come diritto ad accedere ad un’alimentazione sana, sostenibile, nutriente e dignitosa.

Nonostante l’Unione Europea disponga già di molte politiche che riguardano alimentazione, agricoltura e sostenibilità, queste restano spesso frammentate e prive di un approccio fondato sui diritti umani. Negli ultimi decenni, molte politiche europee hanno continuato a sostenere un modello agroalimentare fortemente industrializzato, orientato principalmente alla competitività e alla logica di mercato.

Inserire il diritto al cibo nel quadro normativo europeo significherebbe affrontare le disuguaglianze alimentari in modo strutturale, promuovendo politiche capaci di rendere il cibo sano più accessibile e conveniente rispetto a quello ultra-processato, intervenendo sugli ambienti alimentari e riconoscendo l’alimentazione come una questione di giustizia sociale, salute pubblica e dignità umana.

Aggiornato il 25/05/26 alle ore 12:01