20 Aprile 2026

Accesso alla terra e gestione dell’acqua: una sfida globale per il diritto al cibo

Trattare la terra come una merce è la principale causa della fame nel mondo. In Europa, solo il 3% delle aziende controlla metà dei terreni, soffocando biodiversità e piccoli produttori. La proposta di Good Food 4 All è rimettere le comunità al centro dei sistemi alimentari.

L’accesso alla terra e la gestione delle risorse idriche sono oggi sfide globali profondamente interconnesse, cruciali per la sicurezza alimentare e la sostenibilità ambientale. Non si tratta soltanto di questioni agricole, ma di dimensioni legate alla dignità umana, alla giustizia sociale e alla possibilità, per milioni di persone, di esercitare concretamente il diritto al cibo. 

Accesso alla terra e gestione delle risorse idriche: chi controlla le risorse, controlla il cibo

Il modello agricolo dominante mostra limiti sempre più evidenti. L’agricoltura industriale contribuisce al degrado del suolo, alla perdita di biodiversità e a un uso intensivo delle risorse idriche; allo stesso tempo, i piccoli agricoltori – che restano centrali nei sistemi alimentari locali – faticano a sopravvivere, anche nel contesto europeo.

In questo scenario, sostenere l’agroecologia contadina e i sistemi alimentari territoriali significa investire in pratiche più sostenibili e in comunità più resilienti, capaci di custodire il territorio e valorizzare le risorse naturali.

Il più recente Rapporto del Relatore Speciale delle Nazioni Unite sul diritto al cibo (aprile 2026) richiama con chiarezza un legame spesso trascurato: quello tra terra, acqua e diritto all’alimentazione. Non è possibile considerare l’accesso alla terra senza includere anche l’accesso alle risorse idriche che la rendono fertile e produttiva. Terra e acqua costituiscono insieme la base dei sistemi alimentari: quando una comunità perde il controllo sulla terra, perde inevitabilmente anche la capacità di produrre cibo.

In questo contesto, il Rapporto sottolinea con forza come trattare la terra come una merce sia una delle pratiche più distruttive a livello globale e una delle principali cause della fame. La trasformazione della terra in un bene finanziario, oggetto di investimento e speculazione, ha favorito una crescente concentrazione fondiaria nelle mani di pochi attori economici, spesso a discapito delle comunità locali.

Attraverso leggi sulla proprietà e sugli investimenti, governi e istituzioni finanziarie internazionali hanno contributo a trasformare la terra e i territori – con la loro storia, cultura e identità – in semplici beni acquistabili da chi dispone maggiori risorse economiche. Le conseguenze sono evidenti: perdita di controllo da parte delle popolazioni rurali, aumento delle disuguaglianze, indebolimento delle economie locali e crescente insicurezza alimentare.

Come evidenziato nel Rapporto annuale, il modo in cui la terra viene trattata riflette il modo in cui vengono trattate le persone che la abitano e la lavorano: quando la terra è sfruttata, lo sono anche le comunità che dipendono da essa. In questa prospettiva, la fame non è soltanto il risultato di una produzione insufficiente, ma di un accesso diseguale alle risorse fondamentali, a partire dalla terra e dall’acqua.

La questione dell’acqua nel sistema agricolo

Il tema dell’acqua è centrale e sempre più critico. A livello globale, l’agricoltura utilizza circa il 72% delle risorse di acqua dolce e una parte significativa della produzione alimentare dipende dall’irrigazione.

La crisi climatica rende questo sistema sempre più fragile, alternando periodi prolungati di siccità ad eventi meteorologici estremi. Si crea così una condizione paradossale, in cui l’agricoltura è al tempo stesso causa e vittima della crisi idrica.

In un contesto segnato dal cambiamento climatico e dalla perdita di biodiversità, l’accesso alla terra e all’acqua diventa sempre più limitato, aggravando i rischi per il diritto al cibo, soprattutto per le comunità più vulnerabili.

Agroecologia e gestione sostenibile delle risorse

In questo scenario, l’agroecologia e l’agricoltura biologica offrono indicazioni concrete per una gestione più sostenibile delle risorse naturali.

Al centro di queste pratiche vi è la cura del suolo, inteso come ecosistema vivo. Un suolo ricco di sostanza organica è in grado di trattenere l’acqua, ridurre il deflusso superficiale e favorire la ricarica delle falde, contribuendo ad una gestione più efficiente delle risorse idriche.

Allo stesso tempo, sistemi agricoli diversificati e meno dipendenti da input chimici favoriscono lo sviluppo di colture più resilienti agli stress idrici e climatici. In questo modo, è possibile coniugare produzione alimentare, tutela dell’ambiente e uso responsabile dell’acqua.

Una responsabilità condivisa

Il Rapporto del Relatore Speciale invita gli Stati a ripensare le politiche fondiarie e agricole in una prospettiva basata sui diritti umani. Ciò implica riconoscere la terra e l’acqua non solo come risorse economiche, ma come beni essenziali per la vita.

In particolare, viene sottolineata la necessità di adottare un approccio territoriale alla gestione di terra, acqua, foreste e risorse naturali, riconoscendo i territori come sistemi viventi, fondamentali per la realizzazione del diritto al cibo e di un ambiente sano, sicuro e sostenibile.

Garantire un accesso equo alla terra e una gestione responsabile delle risorse idriche non è soltanto una questione tecnica, ma una scelta di giustizia. In questa direzione, sostenere l’agricoltura contadina e promuovere pratiche agroecologiche rappresentano passi concreti verso sistemi alimentari più equi, capaci di rispondere alle sfide del presente senza compromettere il futuro.

Aggiornato il 20/04/26 alle ore 14:12