Semi dopo l’onda
“Mai lasciare che una crisi profonda vada sprecata”
L’ultima riunione del Consiglio di Rappresentanza di Caritas Internationalis si è svolta a Flores, un’isola non tanto grande tra l’Oceano Indiano e l’Oceano Pacifico, in Indonesia. Caritas Indonesia (KARINA) è nata pochi mesi dopo il devastante tsunami che ha ucciso oltre 200.000 persone e devastato territori e comunità lungo migliaia di chilometri di costa in diversi Paesi dell’Asia orientale. Dalla fondazione di KARINA sono passati 20 anni e Fr Fredy, il direttore, ci teneva a commemorare questo momento con un evento partecipato, che potesse coinvolgere anche i rappresentanti delle Caritas sorelle provenienti da tutto il mondo. È vero, infatti, che all’onda distruttiva di quel giorno è seguita un’onda enorme fatta di solidarietà, presenza, vicinanza, operosa ricostruzione. In questo tempo, Caritas Indonesia è cresciuta in solidità e sicurezza di sé, e tutte le 43 diocesi del Paese hanno la loro Caritas diocesana: quella di Labuan Bajo è l’ultima nata, due anni fa. Anche questa diventa un’ottima occasione per celebrare, per organizzare una visita a una colorata e festosa comunità parrocchiale dell’entroterra che racconta come stia vivendo un momento generativo e di crescita anche grazie a programmi che hanno a che fare con la terra, con il supporto a sistemi agricoli di prossimità, con l’attenzione ai più fragili e alle persone con disabilità, con l’impegno per una formazione di base che sia opportunità anche per i bambini che partono da condizioni di povertà estrema. La celebrazione eucaristica presieduta dal Card. Tarcisio Isao Kikuchi, presidente di Caritas Internationalis, vede una cattedrale stracolma e partecipe, con un coro gioioso e danze popolari offerte insieme a pane e vino.
Rileggere i segni dei tempi
Una volta cominciata la riunione più formale, risuonano ancora le parole del Cardinale durante l’omelia:
“Siamo oggi testimoni di cambiamenti strutturali rapidi e drastici. I conflitti sono in aumento, i bisogni umanitari pure, e la solidarietà globale è sotto pressione. È inaccettabile che nel mondo vengano spesi 3,6 miliardi di dollari per la difesa, mentre i budget per progetti di sviluppo e umanitari vengono ridotti di 90 milioni ogni anno. (…) Siamo stanchi di ascoltare ogni tipo di scusa da parte dei leader politici usata per attaccare ciò che Dio ci ha donato, la nostra vita umana, con violenza feroce.”
È con questa consapevolezza e determinazione che i rappresentanti delle Caritas di tutte le regioni del mondo si trovano per rileggere i segni dei tempi, nella ricerca di strade percorribili per la promozione umana e lo sviluppo umano integrale, in spirito di cooperazione fraterna e per il rafforzamento di una solidarietà globale che sappia leggere il soffio dello Spirito in maniera creativa.
Dalla periferia, un segnale per il mondo
Otto delle 43 Caritas diocesane indonesiane si dicono oggi autosufficienti nei finanziamenti, questo in un Paese a forte maggioranza musulmana: “Cerchiamo di stimolare la partecipazione e l’impegno delle comunità e delle imprese locali” – ci confida Baskoro, uno dei responsabili di KARINA – “lo facciamo pur rifiutando aiuti e finanziamenti dalle compagnie che realizzano attività dannose per l’ambiente, questo ci fa perdere qualche opportunità”.
Un segnale importante che parte da una periferia che si fa centro, dal quarto Paese più popoloso al mondo (290 milioni di abitanti, quarto dopo gli Stati Uniti) della cui capitale, Jakarta, è previsto il trasferimento massiccio ad altra sede in quanto sta letteralmente affondando a causa dei cambiamenti climatici.
Da quell’onda devastante sono originati infiniti semi di bellezza, fiori colorati e resilienti, nella forma di organizzazioni solide e comunità coese, sentinelle di quel grido della terra che si accompagna al grido dei più poveri (Laudato si’, 49).
Aggiornato il 03/06/26 alle ore 22:05

