04 Giugno 2026

Non ancora spose

I centri Shonglap di Caritas accompagnano le adolescenti a contrastare matrimoni precoci, violenza e discriminazioni, aprendo spazi di scelta e futuro.

Il primo vagito nella piccola casa di fango nella campagna di Mymensingh: è nata una bambina e si chiama Priya. La prima parola, i primi passi, il bagno nel laghetto, la scuola: cose da bambina. Poi l’abbandono degli studi, il matrimonio e il distacco dalla famiglia, le botte del marito. Priya ha quattordici anni ed è ancora una bambina.

In Bangladesh, nonostante importanti passi avanti in termini di partecipazione politica, salute e istruzione femminili, molte ragazze adolescenti continuano a crescere in un contesto che limita le loro opportunità e i loro diritti: matrimoni infantili, violenza di genere, un elevato carico di lavoro non retribuito, scarse prospettive economiche e persistenti disuguaglianze nell’accesso all’istruzione, alle cure sanitarie e al lavoro.

Oltre alla povertà diffusa, norme sociali fortemente radicate limitano la mobilità, la libertà di espressione e il potere decisionale delle ragazze. Queste limitazioni sono dovute al tentativo di tutelare la sicurezza delle ragazze, ma anche a responsabilità domestiche onerose, una scarsa valorizzazione dell’istruzione e dell’autonomia economica delle donne, e rigide aspettative sociali legate al ruolo delle donne nella famiglia. Il matrimonio è spesso considerato il modo migliore per proteggere l’onore della figlia e ridurre il peso economico sulla famiglia.

Nonostante il formale divieto, circa la metà delle ragazze si sposa in modo formale o informale prima dei 18 anni (UNICEF, 2025). Le spose adolescenti sono le più esposte a violenza domestica, in un Paese dove tre donne su quattro hanno subito violenza fisica, sessuale o di altro tipo da parte del partner (BBS e UNFPA, 2025).

Negli ultimi anni, i cambiamenti climatici e i disastri naturali sempre più frequenti, la pandemia di Covid-19, le instabilità politiche seguite alle proteste giovanili dell’agosto 2024 e la crisi economica globale hanno aggravato le condizioni di vita di molte famiglie bangladesi. Di fronte a precarietà e insicurezza, le ragazze sono state le prime a perdere libertà e spazi di partecipazione.

Ragazza del centro Shonglap Bondo Vatpara (Jhinaigati, Sherpur) veste i panni di un facilitatore di matrimoni infantili

Come Priya, anche Ishita e Antara sono ragazze cresciute nella povertà. Sono cresciute con l’idea che il loro futuro fosse già scritto, senza spazio per sogni o ambizioni. Ishita sa che presto i genitori non potranno più mandarla a scuola e che quindi non potrà fare un lavoro che le piace ed essere indipendente economicamente. Antara sa che il padre sta già organizzando il suo matrimonio.

Poi i villaggi di Ishita e Antara vengono selezionati da Caritas Bangladesh per aprire dei

Centri Shonglap: spazi sicuri dove ragazze adolescenti si riuniscono e acquisiscono consapevolezza su diritti, discriminazione di genere e salute mentale, riproduttiva e mestruale; ricevono inoltre formazione professionale, costruiscono fiducia in sé stesse e nel gruppo, acquisiscono gradualmente maggiore controllo sulle proprie vite e diventano agenti di cambiamento all’interno delle loro comunità.

Il progetto permette alle ragazze di uscire dall’isolamento e offre loro un luogo sicuro e il supporto per dare inizio allo Shonglap, il “dialogo”. A poco a poco, il dialogo rompe i confini del centro Shonglap, e le giovani adolescenti iniziano a rinegoziare il loro ruolo all’interno della società con le famiglie, gli insegnanti, i capi religiosi, la comunità e le istituzioni. Il dialogo attraversa anche le generazioni: offre sia ai genitori che ai bambini che nasceranno la possibilità di sviluppare un’idea diversa delle relazioni, del rispetto e dei ruoli all’interno della comunità.

Antara ha ricevuto formazione su diritti dei bambini e uguaglianza di genere, che le ha permesso di opporsi al matrimonio che suo padre aveva organizzato per lei. Le altre ragazze del centro Shonglap l’hanno accompagnata a parlare con il padre, per convincerlo che il matrimonio avrebbe spezzato tutti i suoi progetti di vita, e che invece Antara avrebbe potuto studiare e contribuire al reddito della famiglia. Antara è riuscita a far annullare il matrimonio: oggi è ancora sui banchi di scuola, con il quaderno aperto davanti a sé, e sogna di diventare un’insegnante per aiutare altre ragazze a realizzare il loro potenziale. Il suo caso ha generato molte discussioni all’interno della comunità, dimostrando che esiste un’alternativa.

Ishita, 15 anni, partecipante centro Shonglap, Charulota

Ishita alleva anatre e vende uova per pagarsi gli studi, partecipa a campagne contro molestie e intimidazioni nei confronti delle ragazze. La madre, gravemente malata, era molto preoccupata per il futuro della figlia. Non pensava che Ishita potesse contribuire al sostentamento della famiglia, e adesso è fiera della determinazione con cui la figlia persegue i suoi obiettivi.

L’approccio di Shonglap si allinea con le raccomandazioni di chi da anni si batte per contrastare violenza e discriminazione di genere: è necessario intervenire sulle radici profonde del problema, investire sull’educazione delle ragazze e su iniziative comunitarie guidate dai giovani, per sfidare e cambiare le norme, i valori e le pratiche che incatenano le giovani adolescenti.

Perfomance teatrale per sensibilizzare sui matrimoni infantili

Nonostante i notevoli sforzi, la situazione di moltissime ragazze adolescenti in Bangladesh resta drammatica e non può lasciare indifferenti. Con il sostegno di Caritas Italiana, Caritas Bangladesh aprirà 40 nuovi centri Shonglap nelle regioni di Mymensingh e Barisal, offrendo a circa 800 ragazze la possibilità di prendere in mano la propria vita, contribuendo al cambiamento delle loro comunità. Per molte, significherà smettere di subire il proprio destino e iniziare a riscriverlo.

*Giovanni Antoci, operatore di Caritas Italiana in Asia

Aggiornato il 04/06/26 alle ore 14:11