Non è un gioco
Il fenomeno dell’azzardo ha assunto negli ultimi anni una dimensione preoccupante e non si registrano proposte e scelte politiche in grado di realizzare adeguate misure di prevenzione e sostegno alle vittime di quella che possiamo identificare come una delle nuove piaghe sociali di questi anni.
Lo scorso dicembre, parlando ai rappresentanti dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (Anci), e citando l’ultimo rapporto di Caritas Italiana su povertà ed esclusione sociale, Papa Leone XIV ha richiamato l’attenzione sulla “piaga” dell’azzardo, riconosciuta come “un grave problema educativo, di salute mentale e di fiducia sociale che rovina molte famiglie”.
Lo diciamo subito, sgombrando il campo da ogni possibile equivoco: l’azzardo non è un gioco. Il gioco vero è relazione, libertà, gratuità. L’azzardo è altro: è un sistema che si fonda sul caso, sul guadagno, sull’illusione del controllo e sulla dimensione della solitudine.
Utilizzare la parola gioco significa rendere neutro ciò che neutro non è. E il modo in cui classifichiamo l’azzardo cambia il modo con cui impariamo a riconoscerlo come tale.
Un fenomeno in crescita
Ma perché siamo così preoccupati? Se guardiamo ai dati degli ultimi anni, il fenomeno dell’azzardo in Italia è cresciuto nel tempo in modo significativo ed esponenziale, complici anche le diverse riforme normative che si sono succedute dal 2006 ad oggi e che ne hanno accompagnato questa crescita.
Il risultato è che oggi la quantità complessiva di denaro impegnato ha raggiunto livelli molto alti, arrivando negli ultimi anni a superare i 160 miliardi di euro.
Un passaggio importante riguarda il cambiamento delle modalità con cui si pratica l’azzardo: non esiste più solo l’azzardo “fisico”, quello nei bar, nelle sale o nei luoghi dedicati, ma cresce sempre di più la componente online.
Il modo in cui le persone entrano in contatto con l’azzardo è molto più semplice: non c’è più bisogno di uscire di casa, ma basta avere un telefono. Rispetto alla dimensione territoriale, i dati mostrano chiaramente che non tutte le regioni sono esposte allo stesso modo: ci sono territori in cui la spesa pro capite è molto più alta rispetto ad altri.Questo ci dice che ci sono differenze significative tra le regioni, che la distribuzione dei luoghi d’azzardo non è uniforme e si intreccia con caratteristiche sociali, economiche e culturali dei territori.
Anche per l’online la mappa non cambia: il digitale tende ad amplificare le disuguaglianze e a rendere il fenomeno meno visibile, ma non meno presente, con alcune aree del Sud in cui è particolarmente diffuso.
Il progetto Vince chi smette
Nel 2025 Caritas Italiana ha promosso il progetto Vince chi smette, un percorso di animazione e advocacy nato dal desiderio di aiutare le comunità a guardare in modo più consapevole al tema dell’azzardo e alle sue conseguenze sulle persone, sulle relazioni e sui territori.
L’idea di fondo è contribuire a costruire, dal basso, una coscienza critica collettiva capace di riconoscere l’azzardo non come una questione individuale o marginale, ma come un problema sociale che attraversa le comunità e ne indebolisce i legami.
Per questo il progetto prova ad accompagnare un cambiamento culturale, aumentando l’attenzione sul fenomeno, facendo informazione e sostenendo percorsi di sensibilizzazione, prevenzione e confronto nei territori.
Il progetto, realizzato insieme alla FICT, mette a disposizione strumenti educativi e occasioni formative rivolte ai diversi gruppi che vivono le parrocchie e le comunità – giovani, famiglie, coppie, adulti – con l’obiettivo di migliorare la percezione del fenomeno e rafforzare la capacità delle comunità di intercettarlo e affrontarlo.
Allo stesso tempo, punta a consolidare il lavoro di rete tra Caritas diocesane, parrocchie, realtà associative ed enti locali, perché solo attraverso alleanze territoriali è possibile costruire forme efficaci di prevenzione e contrasto dell’azzardo.
Oggi sono quasi settanta le Caritas coinvolte, ma più dei numeri, quello che colpisce è il processo che si sta attivando: una rete che non si limita a fare attività ma che si confronta, impara, costruisce insieme.
Una comunità di pratiche, quindi, in cui ciò che nasce in un territorio può diventare patrimonio per tutti. Perché le esperienze sono diverse ma vi sono alcuni fili comuni che ritornano: la diffusione dell’azzardo tra i giovani, soprattutto attraverso l’online; la sua normalizzazione culturale, per cui spesso l’azzardo non viene più percepito come un problema; il legame sempre più evidente con situazioni di indebitamento e fragilità che incontriamo nei Centri di Ascolto.
E poi il lavoro nelle scuole, il coinvolgimento delle parrocchie, l’uso di linguaggi creativi, mostre, testimonianze, sportelli, reti con i servizi. Tutto questo per costruire cultura e consapevolezza, prima ancora che risposte.
La Tenda del Buon Gioco
Ed è esattamente dentro questa logica che si colloca la Tenda del Buon Gioco, che rappresenta la prima azione nazionale condivisa dalla rete delle Caritas di Vince chi smette e si svolgerà il prossimo 31 maggio.
L’idea nasce dall’esperienza della Caritas di Gaeta. L’obiettivo è promuovere momenti di sensibilizzazione e incontro nei territori, capaci di diffondere una cultura del gioco sano e responsabile e di aumentare l’attenzione sui rischi legati all’azzardo, anche nelle sue forme più diffuse e normalizzate.
L’iniziativa prevede che, nello stesso giorno, in diverse città italiane le Caritas possano realizzare tende o gazebo nelle piazze. Non è solo un allestimento, ma un segno. È uno spazio aperto, accogliente e visibile, che invita le persone a fermarsi.
È il contrario dell’azzardo: dove l’azzardo isola e chiude, la Tenda mette in relazione; dove l’azzardo promette guadagni facili, la Tenda restituisce valore al tempo, al gioco condiviso, alla gratuità.
Un gesto semplice, quindi, ma potente, che ci permette di portare questo tema fuori dai contesti specialistici e dentro i luoghi della vita quotidiana.
Oltre l’illusione delle vincite facili
Per molti, la povertà di questi ultimi anni è la conseguenza di condizioni diverse che hanno generato un sempre maggiore aumento delle distanze sociali ed economiche tra le persone.
Disuguaglianze che producono frustrazione, disagio, spesso anche un bisogno di raggiungere gli altri in una dimensione non sana, che è quella del consumo e dell’emulazione degli standard di vita. Sempre più spesso le persone tendono a indebitarsi pur di omologare i propri consumi a quelli di chi si trova in una condizione di benessere maggiore.
Il quadro che emerge, e che operatori e volontari delle Caritas diocesane toccano con mano nelle storie che incontrano quotidianamente, ci impone di promuovere un modello culturale diverso, meno centrato sul consumo e indirizzato verso scelte di vita e di spesa più equilibrate e sostenibili.
Si tratta di sensibilizzare le comunità sulle storture di questi tempi, sull’illusione delle vincite facili come rimedio alle proprie condizioni di vita precarie, sull’opportunità di fare insieme scelte nuove e coraggiose.
Aggiornato il 07/05/26 alle ore 16:59

