03 Luglio 2026

Dal lavoro sfruttato ai diritti negati

Il Coordinamento Nazionale Immigrazione CNI rilancia l'impegno della rete Caritas nella difesa dei migranti, tra cambiamenti sociali, vulnerabilità emergenti e nuove misure di accompagnamento.

Leggere i cambiamenti delle migrazioni, riconoscere le nuove vulnerabilità e rafforzare la capacità della rete Caritas di accompagnare le persone più fragili. Si è concluso con questo orizzonte il Coordinamento Nazionale Immigrazione di Caritas Italiana, che ha riunito i referenti delle Caritas diocesane in un confronto dedicato ad alcune delle questioni più urgenti che attraversano oggi il fenomeno migratorio.

Il filo rosso dei lavori è stato la tutela della dignità della persona, chiamata oggi a misurarsi con scenari in continua trasformazione. Dalla detenzione amministrativa nei Centri di permanenza per il rimpatrio alle nuove forme di sfruttamento lavorativo, fino agli effetti del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo e alla condizione delle persone apolidi, il Coordinamento ha evidenziato come le vulnerabilità si stiano moltiplicando e richiedano strumenti di lettura e di intervento sempre più condivisi.

Tra i temi affrontati, particolare attenzione è stata dedicata al secondo Rapporto sui CPR in Italia. Un’occasione per riportare al centro il tema della detenzione amministrativa e ribadire la necessità che il governo dei fenomeni migratori non perda mai di vista il rispetto dei diritti fondamentali e della dignità delle persone.

Altrettanto significativo è stato il confronto sullo sfruttamento lavorativo, fenomeno che continua a manifestarsi in forme sempre nuove. La riflessione ha evidenziato come, accanto alle modalità più conosciute, stiano emergendo sistemi di sfruttamento sempre più legati alle piattaforme digitali e alla gestione algoritmica del lavoro. L’intermediazione tecnologica rischia infatti di rendere invisibili le responsabilità, accentuando la precarietà, la competizione individuale e l’isolamento dei lavoratori.

Le conseguenze non riguardano soltanto il reddito. Le nuove forme di sfruttamento producono fragilità familiari, impoverimento sociale, difficoltà abitative e alimentari, fino a incidere sulla qualità delle relazioni e sulla coesione delle comunità. Di fronte a questo scenario, è emersa con forza la necessità di ricostruire luoghi di comunità, rafforzare le tutele e promuovere modelli di sviluppo che rimettano al centro il valore del lavoro e della persona.

Proprio in questa prospettiva Caritas Italiana ha annunciato un rafforzamento del proprio impegno sul tema dello sfruttamento lavorativo attraverso un nuovo progetto che consentirà di sviluppare un’azione più strutturata di prevenzione, accompagnamento e costruzione di reti territoriali, valorizzando il patrimonio di esperienze già presente nelle Caritas diocesane.

Uno spazio importante è stato dedicato anche al Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, con particolare attenzione al concetto di vulnerabilità e alla tutela dei minori stranieri non accompagnati. I gruppi di lavoro hanno permesso di condividere esperienze e pratiche maturate nei territori, confrontandosi anche sui corridoi umanitari e sui corridoi universitari, esperienze che continuano a rappresentare percorsi concreti di accoglienza sicura e di integrazione.

Nell’ultima giornata il Coordinamento ha affrontato anche il tema dell’apolidia, una condizione ancora poco conosciuta che priva migliaia di persone del riconoscimento di una cittadinanza, limitando l’accesso ai diritti fondamentali e rendendole particolarmente esposte all’esclusione sociale.

Lo sguardo del Coordinamento si è infine allargato al Mediterraneo, con l’annuncio che la prossima edizione di Migramed si terrà a inizio ottobre a Cipro. Una scelta che assume un forte valore simbolico e strategico. L’isola, ancora oggi segnata dalla divisione che attraversa il suo territorio, rappresenta uno dei punti di osservazione più significativi sulle trasformazioni delle rotte migratorie provenienti dal Medio Oriente e sulle sfide che attendono l’Europa nei prossimi anni. Il Coordinamento Nazionale Immigrazione si conclude così confermando una convinzione che attraversa da sempre il cammino di Caritas: leggere i fenomeni non basta. Occorre costruire comunità capaci di custodire i diritti, promuovere il lavoro dignitoso e accompagnare ogni persona, soprattutto quando le nuove forme di vulnerabilità rischiano di renderla invisibile.

Aggiornato il 03/07/26 alle ore 10:32