Un’occasione di dialogo
Ma ci riguarda la “sostenibilità”?
Farsi questa domanda è come chiedersi se il futuro stesso ci riguardi! Ma quando si parla di sostenibilità, non tutti sono convinti, qualcuno pensa che sia una cosa poco pratica, e che comunque “non ce la possiamo permettere”. Ma l’unica cosa che non ci possiamo permettere è ignorare questa domanda e continuare a sostenere – come fanno anche alcuni degli uomini più potenti e meno lungimiranti della terra – che ‘se farà un po’ più caldo non sarà un problema, ci adatteremo’…
Sperimentiamo invece sempre più direttamente le trasformazioni che stanno avvenendo intorno a noi. Soltanto ingenuità o malafede possono minimizzare l’urgenza dell’azione, per evitare che il costo del ‘non fare’ ricada sui più poveri. Affrontare le transizioni significa accompagnare la trasformazione di un sistema economico che già oggi non fornisce risposte. E costruirne uno basato sui diritti e sulla dignità delle persone, di tutte le persone, nella consapevolezza dei limiti del pianeta. Per tenere insieme le sfide economiche, sociali e ambientali ogni paese è chiamato a darsi una Strategia di Sviluppo Sostenibile. Ed è chiamato a presentare lo stato di attuazione di questa strategia di fronte alle Nazioni Unite: la Voluntary National Review (VNR) che il 13 luglio proprio l’Italia ha presentato a New York.
Già il fatto di proporsi per la VNR è un atto importante. E’ la terza volta che il nostro paese si cimenta con questo esercizio, con cui tutte le componenti istituzionali e sociali del nostro paese maturano una forma di corresponsabilità sul futuro. Non è ‘il governo’ da solo, ma un sistema complesso di cui fanno parte le diverse istituzioni territoriali, che portano una responsabilità importante rispetto molte delle politiche più significative per i cittadini: sono le Regioni e le Città Metropolitane che presentano le loro ‘Local Reviews’ a New York.
In questo sistema c’è uno spazio importante di partecipazione civica, con il Forum per lo Sviluppo Sostenibile, di cui fanno parte più di 360 organizzazioni non statali e della società civile. I suoi sei gruppi di lavoro hanno contribuito alla VNR italiana in un percorso che questa garantisce alle giovani generazioni uno spazio significativo, con la Youth Voluntary Review. Un lavoro complesso che porterà alla revisione della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile.
Le diverse organizzazioni e reti che animano il forum propongono una loro lettura delle priorità che vanno affrontate. In primo luogo, serve uno sguardo diverso, che è quello delle interconnessioni tra i diversi ambiti che proviamo a tenere separati, ma non possono essere compresi se non insieme: come si può ad esempio affrontare il tema di una pace sostenibile se non si affrontano le cause dei conflitti, radicati in disuguaglianze sempre più profonde generate da un sistema economico che non riesce a dare risposte davvero efficaci ai grandi temi della fame e della povertà? Conflitti causati dalla competizione per le risorse in regioni sempre più inospitali proprio a causa di quel cambiamento climatico che ci sforziamo di ignorare… Le interconnessioni e la coerenza tra i diversi ambiti sono al centro del lavoro che GCAP Italia ha fatto per molti anni, e che anche quest’anno ha permesso di realizzare uno ‘shadow report’ in occasione della VNR italiana.
E’ necessario però porsi la domanda centrale: in che modo il nostro paese sta rispondendo alle sfide della sostenibilità? Entriamo qui in un ambito di valutazione a cavallo tra il tecnico e il politico. Il nostro futuro è però una questione troppo importante per lasciarla alla dialettica tra chi attacca e chi sostiene il governo di turno. La VNR stessa riconosce alcuni elementi su cui è necessaria un’accelerazione. Il Rapporto di primavera dell’ASVIS compie un’analisi attenta e puntuale delle tendenze in atto sia in Europa che ne nostro paese, segnalando numerose criticità nel cammino che si sta compiendo. Criticità che richiedono un cambio di passo assai significativo, suggerito a partire dall’analisi puntuale di molte politiche pubbliche: è una lettura che deve essere raccomandata proprio perché aiuta a cogliere la concretezza della sostenibilità; non discorsi astratti che si possono rimandare all’infinito; ma atti concreti che impattano direttamente sulla vita quotidiana.
Un buon esempio di queste criticità è quello relativo al Piano Sociale per il Clima, lo strumento programmatico con cui l’Italia deve pianificare l’impiego di 9,3 miliardi di euro destinati a compensare l’impatto sociale dei sistemi di scambio di quote delle emissioni sulle famiglie e sulle microimprese vulnerabili: si tratta di misure urgenti e necessarie, che devono però essere bilanciate rispetto ai costi che pesano sui soggetti sociali più vulnerabili. Questo piano andava trasmesso alla Commissione entro il 30 giugno 2025, ma dopo la terza consultazione pubblica chiusa il 15 giugno 2025 il documento non è mai stato inviato in forma ufficiale. A un anno dalla scadenza, diverse organizzazioni civiche tra cui WWF, Legambiente e Forum Disuguaglianze e Diversità hanno denunciato pubblicamente il fatto di non avere alcun aggiornamento, né di essere al corrente del contenuto della bozza attuale, o se le osservazioni formulate al momento della consultazione siano state recepite, né quando il Piano verrà trasmesso. Si tratta di un caso in cui proprio l’urgenza di predisporre gli strumenti necessari a rendere più giusta la transizione non trova risposta. A fronte – occorre dirlo – di una continua retorica politica che attribuisce ‘all’Europa’ la rigidità delle nuove regole introdotte con i sistemi di scambio delle quote di emissione, ignorando platealmente il fatto che si tratta di misure del tutto necessarie, negoziate, preparate e annunciate da lungo tempo, assieme a misure di compensazione sociale che richiedono solo di essere mandate avanti!
E’ proprio per questo che i temi della sostenibilità devono essere patrimonio di ogni parte politica. Il futuro è di tutte e di tutti, ed è necessario affermarlo con uno sguardo in grado di andare al di là delle prossime scadenze elettorali- Sono ancora una volta proprio le amministrazioni locali a dare il buon esempio: Molte Regioni e Città Metropolitane di ogni segno politico hanno posto i temi della sostenibilità al centro della loro azione politico-amministrativa. Ma è responsabilità di tutti noi premere perché questo sia fatto a tutti i livelli con coraggio e senza arretramenti.


